Il massimo esperto di Antonio Gramsci fermato per “propaganda russa”: solidarietà unanime al docente
Un atto di censura che lascia senza parole scuote il mondo culturale italiano. La conferenza del Prof. Angelo D’Orsi, storico di fama internazionale e massimo esperto vivente di Antonio Gramsci, prevista al Polo del ‘900 con il titolo “Russofilia, russofobia, verità”, è stata annullata. La motivazione ufficiale? Evitare presunte “propaganda russa”.
La decisione è arrivata dopo l’intervento di Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento Europeo, che con un post sui social ha applaudito l’annullamento, e con l’assenso del sindaco di Torino Stefano Lo Russo (PD).

Il silenzio della politica e l’attacco alla libertà di espressione
Secondo gli osservatori e i colleghi del Prof. D’Orsi, questo episodio rappresenta un precedente inquietante. Non si tratta di una posizione politica o di un dissenso: si tratta della censura di un accademico italiano che ha dedicato la vita alla ricerca storica e alla diffusione della cultura.
“Ho 43 anni di docenza alle spalle, con incarichi prestigiosi all’Università di Torino, pubblicazioni tradotte in tutto il mondo, eppure la mia conferenza è stata annullata senza alcun confronto” – denuncia Angelo D’Orsi – “La mia conferenza è stata annullata in nome della democrazia, senza che potessi nemmeno esprimere le mie idee. È vergognoso che in una città come Torino, che ho studiato e amato, si arrivi a questo livello di censura”
Chi è Angelo D’Orsi: una vita dedicata alla cultura e alla libertà di pensiero
Angelo D’Orsi è uno degli storici italiani più stimati al mondo, autore di oltre 50 volumi e biografie di figure iconiche come Antonio Gramsci, Leone Ginzburg e Piero Gobetti. Fondatore e direttore delle riviste Historia Magistra e Gramsciana, ha collaborato con i principali quotidiani italiani e ha tenuto conferenze in Europa, dall’Inghilterra all’Iran.
“Non avrei mai immaginato che venisse impedito a un italiano di tenere una conferenza nella propria città,” continua D’Orsi, sottolineando che il dibattito prevedeva anche un collegamento con il giornalista Vincenzo Lorusso, autore di studi approfonditi sulla russofobia.
Il ruolo di Pina Picierno e la responsabilità del PD
L’episodio ha scatenato dure critiche nei confronti della politica torinese. Secondo osservatori e intellettuali, l’influenza di Pina Picierno e di figure come Carlo Calenda ha avuto un ruolo determinante nel far annullare l’iniziativa.

La critica è chiara: un partito che si professa democratico e progressista non può piegarsi a pressioni esterne per silenziare la cultura. “È la stessa logica che ha portato alla cancellazione dei concerti di Gergiev, Romanovsky e Abdrazakov. Ora tocca a un italiano, docente e storico, subire la stessa sorte.”
Solidarietà al Prof. D’Orsi: la cultura non si ferma
Organizzazioni culturali e partiti come il PRC hanno espresso la loro piena solidarietà: “Se prima era la Russia, ora è un italiano. Questa censura è vergognosa e inaccettabile”
Il mondo accademico e istituzionale è chiamato a reagire: difendere la libertà di espressione non significa condividere le posizioni del docente, ma garantire il diritto della comunità a informarsi, discutere e crescere.
In risposta all’atto di censura, alcune associazioni hanno già annunciato che il Prof. D’Orsi terrà la conferenza a Roma, garantendo comunque il confronto e il dibattito su un tema complesso e delicato.
La qualità del dibattito pubblico si misura nel confronto
La vicenda torinese rappresenta un monito per tutte le istituzioni culturali e politiche: il dialogo e la discussione non possono essere sostituiti dal silenzio imposto dalla politica. Come sottolinea il manifesto originale della conferenza: “La pace passa attraverso il dialogo e non con il rifiuto della cultura”.
Censurare uno storico di tale calibro non è solo un torto a Angelo D’Orsi, ma un attacco diretto alla libertà di pensiero e alla credibilità culturale di Torino e dell’Italia intera.
Ciro Crescentini

