Dietro la morte della ragazza potrebbe esserci la volontà del governo di Kiev di portare la guerra nel cuore della Russia e prolungare il conflitto
La giornalista russa Darya Dugin, figlia del politologo e filosofo russo Alexsandr Dugin, è stata uccisa da un’autobomba a una cinquantina di chilometri da Mosca. un attentato che per gli inquirenti è stato compiuto “su commissione”. Padre e figlia avevano partecipato al festival ‘Tradizione’, nella località di Zakharovo. Durante l’evento, l’auto era parcheggiata nell’area Vip, dove si ritiene sia stato piazzato l’ordigno. I Dugin stavano rientrando a Mosca quando il Suv su cui viaggiava Daria è esploso e poi andato in fiamme nei pressi del villaggio di Bolshie Vyzyomy. La ragazza è morta sul colpo, mentre il padre – secondo l’ex consigliere del presidente Putin, Serghei Markov – è stato poco dopo ricoverato in ospedale.
I primi sospetti si sono rivolti verso gruppi terroristici vicini al governo ucraino. Dietro la morte della figlia di Dugin potrebbe esserci la volontà ucraina di portare la guerra nel cuore della Russia. Kiev ha negato ogni responsabilità. Secondo conoscenti e amici della vittima, citati dai media russi, Dugin – fin dall’inizio accanito sostenitore dell’offensiva del Cremlino in Ucraina – era il vero bersaglio: la figlia aveva preso in prestito la sua auto (una Toyota Land Cruiser) e lo stesso Dugin non è salito a bordo all’ultimo minuto, seguendo invece la figlia sull’auto di un amico.
“Se la pista ucraina” dietro l’omicidio della giornalista russa Daria Dugina “verrà confermata dagli inquirenti, allora si tratterà di terrorismo di Stato da parte di Kiev“. Lo ha scritto sul suo canale Telegram la portavoce del ministero degli Esteri di Mosca, Maria Zakharova, invitando comunque ad “attendere i risultati delle indagini”.
L’attentato è fatto gravissimo che suscita forti preoccupazioni e potrebbe avere ripercussioni molto negative a livello internazionale. Il partito e il pensiero unico della Guerra è un pericolo per l’umanità. Un partito che punta a prolungare il conflitto per alimentare i profitti e favorire gli interessi delle industrie belliche.

