Luongo: “Alle parole devono seguire azioni concrete per la sicurezza dei cittadini
Una scossa di terremoto di magnitudo 3.0 è stata registrata nei Campi Flegrei alle 18:55 di oggi, 22 novembre. Poco prima, alle 15:04, un primo sisma di intensità 2.2 aveva già fatto tremare la zona.
La scossa più recente è stata distintamente avvertita dalla popolazione, anche nei quartieri di Napoli più vicini all’area flegrea, come Pozzuoli, Agnano, Bagnoli e Fuorigrotta. Al momento non si segnalano danni a persone o edifici. L’epicentro è stato localizzato in mare, al largo di Coroglio, a una profondità di circa 3 chilometri.
L’evento arriva in un periodo di forte dibattito sulla sicurezza dei Campi Flegrei. Sul tema è intervenuto il prof. Giuseppe Luongo, ex direttore dell’Osservatorio Vesuviano ed ex docente di vulcanologia, che ha dichiarato: “Dopo le dichiarazioni degli esperti diffuse negli ultimi giorni sulla pericolosità dell’area flegrea, ci si chiede se il monitoraggio dei vulcani sia davvero utile alla sicurezza dei cittadini. Gli operatori dei centri di competenza della Protezione Civile indeboliscono il ruolo del monitoraggio con dichiarazioni inadeguate alla domanda di sicurezza della popolazione esposta agli effetti del bradisismo, come quando si afferma che i terremoti e le eruzioni non si prevedono o che le esplosioni freatiche non si prevedono perché i segnali sono poco chiari; pertanto si invita la popolazione a stare attenta e a segnalare eventuali anomalie.
Luongo ha aggiunto: “Nell’area flegrea vi sono strutture idromagmatiche chiamate maar, come Porto di Miseno, Lago d’Averno e Solfatara, formatesi da esplosioni legate al contatto tra magma e acqua di falda. L’allarme della freatica da parte del Presidente dell’INGV può essere considerato un ‘errore di comunicazione’, ma non basta: alle parole devono seguire azioni concrete per la sicurezza, che ad oggi mancano. Proprio per la maggiore probabilità di accadimento di esplosioni freatiche con crateri come quelli ricordati, rispetto a una grande eruzione pliniana prevista nel Piano di evacuazione, occorre predisporre anche scenari di minore impatto, simili a Monte Nuovo, come avvenne nella crisi 1982-84. Ora bisogna chiedere ai responsabili della Protezione Civile come intendono rispondere alla dichiarazione della massima autorità scientifica impegnata nel monitoraggio dell’area flegrea”
L’episodio conferma l’importanza di un monitoraggio costante e di una comunicazione chiara, indispensabili per garantire la sicurezza dei residenti in una delle aree vulcaniche più complesse del mondo.
Alma
