No all’intesa dagli alleati di Anel, l’ala più radicale di Syriza la definisce “umiliante”. E Varoufakis attacca: “Alexis non ha sfidato i creditori”

ATENE – Trovato l’accordo con l’Eurogruppo, adesso Alexis Tsipras deve affrontare le spine di casa. Il premier dovrà far digerire al parlamento l’accordo che già da diverse parti viene definito come irricevibile. L’attacco più pesante arriva dal carismatico ex ministro delle finanze Yannis Varoufakis, che al settimanale britannico NewsStatesman critica il presunto tradimento della volontà referendaria, perché il premier “ha accettato il fatto che qualsiasi fosse stata la posizione dei creditori, lui non li avrebbe sfidati”. Varoufakis svela il retroscena delle sue dimissioni all’indomani della vittoria nella consultazione del 5 luglio, dovute alla bocciatura del suo piano nel gabinetto di Syriza, quella notte stessa. E svilisce ancora l’intesa raggiunta da Tsipras con un Eurogruppo “totalmente soggiogato dalla Germania, un’orchestra diretta dal ministro Schauble”. Le parole dell’ex ministro sono l’anticamera della battaglia parlamentare che attende il premier. Il ministro della Difesa, Panos Kammenos, ha annunciato che il suo partito Anel, alleato di governo di Syriza, non sosterrà l’accordo. Ma è la stessa Syriza a spaccarsi e processare il leader. L’ala più intransigente, capeggiata dal ministro dell’Energia Panagiotis Lafazanis ha definito l’intesa “umiliante” e parla di elezioni ha pronosticato anticipate. Contro il compromesso di Bruxelles è convocata una manifestazione di protesta questa sera in piazza Syntagma e il sindacato greco del pubblico impiego, Adedy, ha indetto uno sciopero di 24 ore per mercoledì, giornata in cui il parlamento dovrà votare le nuove misure di austerità. La salvezza di Atene non sarà un pranzo di gala.

 

L’ACCORDO – L’accordo raggiunto a Bruxelles è l’ennesimo pacchetto “lacrime e sangue per Atene”. Come una spada di Damocle, entro 48 ore il parlamento di Atene dovrà approvare la riforma dell’Iva e l’abolizione delle baby pensioni. Ma sarà solo l’antipasto di una griglia di riforme su cui dovrà vigilare l’odiata Troika, il cui ritorno nella capitale greca è uno dei punti dell’intesa. In cambio, via libera al terzo piano di salvataggio da 86 miliardi circa, versati dal fondo salva-Stati europeo (Esm). Pronti subito 7 miliardi per le esauste casse della Grecia, che entro il 20 luglio deve rimborsarne 3,5 alla Bce. Quanto di questi aiuti andrà a sostegno della popolazione? Su questo interrogativo si gioca la partita domestica di Tsipras.

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