Schiacciamenti, cadute, folgorazioni: in Italia si continua a morire per lavorare. Il Governo tace
Ancora sangue sui luoghi di lavoro. In una sola giornata si sono verificati tre incidenti mortali, rispettivamente a Roma, nella provincia di Napoli e nel Piacentino. Altri due operai sono ricoverati in gravi condizioni. Un bilancio tragico che continua ad aggiornarsi, in un’Italia dove il lavoro troppo spesso si trasforma in morte.
A Roma, un operaio è deceduto dopo essere stato schiacciato da un macchinario industriale mentre eseguiva un intervento di manutenzione in un’azienda di elettronica lungo via Tiburtina, nella zona industriale di Settecamini. Il collega che era con lui è rimasto gravemente ferito ed è stato trasportato d’urgenza in ospedale. L’incidente è avvenuto intorno alle 11 e sono in corso indagini per accertare la dinamica dei fatti.
“Si tratta dell’ennesima tragedia in un contesto di appalti e subappalti dove troppo spesso la sicurezza viene messa in secondo piano”, denuncia la CGIL di Roma e Lazio, sottolineando la drammatica coincidenza con la Settimana europea per la sicurezza sul lavoro.“In molti, forse, se ne ricorderanno e ne parleranno. Ma intanto si continua a morire”, aggiunge il sindacato.
Durissimo il commento della segretaria generale della Cisl Roma Capitale Rieti, Rosita Pelecca:
“Di fronte a questa ennesima tragedia e ai ripetuti appelli al rispetto delle normative per la tutela e la sicurezza, le morti sul lavoro non conoscono fine”.
In Campania, la situazione non è meno drammatica. A Mugnano di Napoli, un operaio di 66 anni è morto dopo essere precipitato dal tetto di un capannone industriale dove stava effettuando lavori su un lucernario. È caduto da circa sette metri ed è deceduto all’ospedale Cardarelli di Napoli. La procura ha disposto l’autopsia.
Il tragico incidente si è consumato proprio mentre a Napoli era in corso un incontro istituzionale sul tema della sicurezza. “Mentre si apriva un importante tavolo sul tema della sicurezza sul lavoro presso la Procura di Napoli, coordinato dal procuratore generale Aldo Policastro, registriamo un’altra vittima sul lavoro in provincia di Napoli”, ha dichiarato il segretario generale della Cgil Napoli e Campania, Nicola Ricci.
“Anche in questo caso – evidenzia Ricci – il lavoratore era senza dispositivi di sicurezza mentre operava da un’altezza di circa sette metri. La prevenzione, senza una vigilanza serrata, soprattutto nei piccoli cantieri, è una delle emergenze su cui il Ministero del Lavoro dovrebbe intervenire. Per farlo – conclude Ricci – occorrono risorse straordinarie e assunzioni mirate, che chiediamo da tempo al Governo, ma di cui, anche in questa legge Finanziaria, sembra non esserci traccia”.
Sempre in provincia di Napoli, a Cicciano, un altro operaio – 66 anni – è caduto da un muro alto circa tre metri. Ora si trova ricoverato in prognosi riservata all’ospedale del Mare: è in pericolo di vita.
Nel Piacentino, nei pressi di Borgonovo Valtidone, un imbianchino di 53 anni è morto nel pomeriggio dopo essere precipitato da un’impalcatura alta circa due metri. L’uomo ha battuto violentemente la testa: è deceduto poco dopo il ricovero in ospedale, nonostante i tentativi di salvarlo.
Infine, a Montalto di Castro, in provincia di Viterbo, un operaio di 30 anni è rimasto folgorato mentre lavorava su una cabina elettrica di raccordo all’interno di un campo fotovoltaico. Le cause dell’incidente sono ancora da chiarire. Il giovane è stato trasportato all’ospedale di Tarquinia, dove è tuttora ricoverato.
Questi ennesimi infortuni mortali riaccendono la richiesta di interventi strutturali per fermare quella che i sindacati definiscono ormai una vera e propria “strage silenziosa”. Le promesse si moltiplicano, ma i numeri continuano a crescere. E ogni giorno di attesa, troppo spesso, costa una vita.
Ciro Crescentini

