Zelensky snobbato alla Casa Bianca. La trattativa vera è USA-Russia
L’ex comico diventato presidente dell’Ucraina, Volodymyr Zelensky, è volato per la terza volta quest’anno negli Stati Uniti sperando in nuove forniture militari, ma è tornato a mani vuote e – forse – anche umiliato. Ad accoglierlo alla Casa Bianca non c’era un clima da alleati in guerra, bensì uno show personale firmato Donald Trump, tra musiche ad alto volume e dichiarazioni che sanno di beffa.
Poco prima di riceverlo nella più fredda Cabinet Room (e non nel prestigioso Studio Ovale), Trump si godeva Andrea Bocelli che canta “Con te partirò”. Poi, con toni sbrigativi, ha accolto Zelensky con un complimento sulla giacca, un modo sottile per ricordare le critiche precedenti sul look ritenuto inadeguato. Ma è stato solo l’inizio.
Sul tema cruciale, quello dei missili Tomahawk richiesti da Kiev per colpire obiettivi russi in profondità, Trump ha fatto marcia indietro. “Sarebbe un’escalation. E poi ne abbiamo bisogno anche noi, non possiamo dar via ciò che serve alla nostra difesa”, ha tagliato corto. Parole che smentiscono clamorosamente le sue stesse dichiarazioni di pochi giorni prima, quando aveva detto di aver minacciato Putin al telefono con l’ipotesi di inviare “2 mila Tomahawk” in Ucraina.
Il vero dato politico è che Zelensky è rimasto ai margini: Trump tratta direttamente con Putin, e lo ribadirà nell’imminente vertice a Budapest, una città non scelta a caso. Oltre all’amicizia con Orbán, è lì che nel 1994 fu firmato il “Memorandum di Budapest“, oggi simbolo del tradimento delle promesse occidentali fatte all’Ucraina in cambio della rinuncia al suo arsenale nucleare. E ora Budapest torna a essere teatro di accordi internazionali che, ancora una volta, escludono Kiev.
Il vertice a tre con Zelensky? Escluso. “C’è troppo odio tra loro”, ha detto Trump, chiarendo che tra Mosca e Washington si sta trattando sopra la testa dell’Ucraina. Zelensky ha tentato di restare al gioco, elogiando Trump per la pace in Medio Oriente e cercando di ottenere almeno una concessione sui missili. Nulla da fare. Forse arriveranno solo i sistemi Patriot, e nemmeno subito.
Il presidente ucraino ha tentato un baratto: “Voi avete i Tomahawk, noi possiamo darvi i droni”, ma anche qui Trump ha mostrato interesse solo per la tecnologia, non per un reale scambio.
Nel frattempo, la diplomazia europea prova a restare in partita: secondo il Financial Times, l’Ue propone di utilizzare i proventi dei beni russi congelati per acquistare armi americane da inviare a Kiev. Ma anche questa è una mossa che conferma come l’Ucraina sia diventata un cliente in attesa, non un attore protagonista.
La verità ormai è lampante: Trump tratta con Putin. Zelensky assiste. E torna a Kiev con qualche pacca sulla spalla, forse qualche Patriot, ma nessun Tomahawk. E, soprattutto, senza un posto al tavolo dove si decide la fine della guerra.
Red
