Strage dei treni, il pm: “Non solo errore umano”. E Cantone accusa: “Collegamento con corruzione”

Il procuratore di Trani, Francesco Giannella: “Nel disastro è assolutamente riduttivo parlare di errore”. I parenti delle vittime: “Il convoglio partito da Andria era in ritardo perché i passeggeri sono stati fatti scendere dal primo treno, fermo sul binario 1, per salire su un altro”

“Parlare di un errore umano è corretto, ma assolutamente riduttivo”. Il procuratore di Trani, Francesco Giannella, chiarisce la direzione delle indagini sul disastro ferroviario in Puglia. “La dinamica  – spiega il magistrato – in linea di massima è stata ricostruita, ma dobbiamo avere certezze”. Uomini della squadra mobile e della Polfer stanno acquisendo presso la Ferrotramviaria, in stazioni e in altri uffici documenti, atti, immagini e dati informatici utili. C’è ancora bisogno di approfondire tutti gli aspetti e le cause della strage. Non è ancora confermato il numero degli indagati, anche se secondo alcune fonti giudiziarie sarebbero soltanto due, i due capostazione di Andria e Corato.

Secondo alcune testimonianze, i passeggeri del treno partito da Andria sarebbero stati fatti scendere dal primo treno, fermo sul binario 1, per salire su un secondo convoglio, fermo sul binario 2 e che sarebbe quindi partito in ritardo. A riferirlo sono Antonia e Daniela, moglie e figlia di Enrico Castellano, una delle 23 vittime dell’incidente, riportando la voce di alcuni dei sopravvissuti.
LE INDAGINI: I PRIMI INDAGATI, TRENO NON DOVE PARTIRE DA ANDRIA – La procura di Trani indaga per omicidio colposo plurimo e disastro ferroviario, e iscrive i primi nomi nel registro degli indagati. Sono dipendenti di Ferrotramviaria tra quelli in servizio nelle stazioni di Andria e Corato al momento dell’incidente: i due capistazione, innanzitutto, ma anche eventuali collaboratori. Il primo punto fermo degli inquirenti è che quel treno non doveva partire dalla stazione di Andria. I magistrati si soffermano sul segnale di partenza dato al treno fermo, con l’ok del capostazione e il semaforo verde di via libera.
L’ipotesi è quella di un errore umano, ma non si escludono tutte le altre piste, compresa quella del guasto. L’indagine dovrà accertare non solo chi ha sbagliato, ma se chi ha sbagliato è caduto in errore da solo o se è stato indotto in errore da altri. Dovrà poi verificare l’adeguatezza del sistema di controllo rispetto alle norme in vigore, e i tempi del raddoppio della tratta e di ammodernamento del sistema di controllo del traffico. Emerge un particolare: erano due i treni delle Ferrovie del Nord Barese provenienti da Corato e diretti verso nord e uno di questi due convogli viaggiava con qualche minuto di ritardo: questa circostanza potrebbe aver indotto il capostazione di Andria a dare il via libera al treno fermo in stazione. Il convoglio, circa dieci minuti dopo la partenza da Andria, si è scontrato con il treno proveniente da Corato. Ulteriori dettagli emergeranno dall’esame della scatola nera del treno proveniente da Bari, estratta in condizioni intatte.

IL CAPOSTAZIONE DI ANDRIA: “HO ALZATO IO QUELLA PALETTA” – “È vero quel treno non doveva partire. E quella paletta l’ho alzata io: non sapevo che da Corato stesse arrivando un altro treno per questo ho dato il via libera”. Conferma tutto il capo stazione di Andria, Vito Piccarreta, interpellato da Repubblica. “In questa storia – affermano lui e la moglie dal citofono di casa – anche noi siamo delle vittime. Siamo disperati ma un solo errore non può aver causato tutto questo”. Piccareta inoltre dichiara alla Stampa: “Ho fatto partire io quel treno, sono stato io ad alzare la paletta. C’era confusione, i treni erano in ritardo e..”.

 

CANTONE: “COLLEGAMENTO CON LA CORRUZIONE” – Il disastro ferroviario in Puglia “evidenzia purtroppo un oggettivo collegamento con la corruzione”. Lo dice il presidente dell’Anticorruzione, Raffaele Cantone. Il magistriato afferma che l’incidente “è frutto probabilmente di un errore umano, ma anche conseguenza di un problema atavico del nostro Paese di mettere in campo infrastrutture adeguate ed una delle ragioni di ciò è da individuarsi nella corruzione”.

(Foto Michele Emiliano/Fb)

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