Sindacati europei non attraggono i giovani, flop di iscrizioni

 

Il lavoro precario, i licenziamenti facili, la povertà le cause della crisi delle organizzazioni sociali

I sindacati europei non attraggono più giovani. Emerge una tendenza che accomuna le principali economie europee: il declino delle organizzazioni sindacali, sia nel numero degli iscritti che nella funzione politica e sociale. Frutto del lavoro precario ma anche del superamento di un modello fortemente ‘novecentesco’.

I dati parlano chiaro, come nel caso britannico. Dai tempi delle mitiche lotte dei minatori contro Margaret Thatcher i sindacati nel Regno Unito sono praticamente dimezzati. Nel 1979 le trade unions britanniche vantavano oltre 13 milioni di membri, scesi nel 2018 a

6,23 milioni, di cui 3,56 nel pubblico (con una partecipazione superiore al 50%) e 2,7 nel privato (appena il 13,5%).

Le cifre dell’Ocse sono impietose. Al top della partecipazione – prevedibilmente – i sindacati svedesi: ma anche nella patria del welfare state la quota di iscritti è scesa dall’80,1% nel 2000 al 66,8% nel 2015. Alle spalle degli svedesi, ci sono le confederazioni sindacali italiane che negli ultimi venti anni si sono mantenute costanti intorno al 34-35%, ma con un livello di pensionati fra gli iscritti che non ha pari (circa la metà sono ormai fuori dal mondo del lavoro)

Particolare il caso della Francia dove ufficialmente la quota di membri delle associazioni sindacali non supera il 10% ma con un peso politico e una capacità di mobilitazione assai superiore.

In controtendenza, in Germania l’IG Metall, il potente sindacato dei metalmeccanici che per legge siede nel consiglio di supervisione nelle aziende maggiori: nel 2018 ha aumentato di 8 mila unità la propria membership, toccando i 2,27 milioni di soci di cui quelli attivi sono i due terzi (1,59 milioni). E l’effetto positivo è evidente anche sui bilanci del sindacato che ha visto un aumento del 4,3% delle entrate da quote, toccando i 585 milioni di euro.

Ma nella stessa Germania un altro potente sindacato, il Ver.Di, che raccoglie i lavoratori del settore dei servizi, è passato in 10 anni da 2,9 milioni a 1,99 milioni di iscritti. E la Dgb, la principale unione sindacale (che raccoglie appunto Ig Metall e Ver.Di.) ha dimezzato dal 1991 il numero dei suoi iscritti, con un vero e proprio crollo nei Lander della ex Ddr.

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