“Se vince il No Italia fuori dall’euro”: la finanza internazionale si mobilita per il Sì e sparge panico

L’allarme su Financial Times e Wall Street Journal: “Gli investitori si preparano al tumulto”

Prima la troika, poi la grande finanza mondiale. E’ una mobilitazione per il Sì al referendum quella dell’establishment. Ma potrebbe essere un’arma a doppio taglio, vista la popolarità di questi ambienti. Ad ufficializzare la discesa in campo della grande finanza sono le gazzette ufficiali: sia il Financial Times che il Wall Street Journal dedicano oggi un articolo alla consultazione del 4 dicembre  e alle possibili conseguenze politiche ed economiche, segnalando entrambi possibili rischi per l’euro. Insomma: spargono panico per salvare il collo al governo Renzi, che nella roulette del 4 dicembre si giocano tutto. Il Wsj, in prima pagina, sottolinea i rischi per gli investitori che “si preparano al tumulto”, mentre il Ft gli dedica un commento nelle pagine interne, firmato da Wolfgang Munchau che vede dopo il referendum il rischio di una nuova “crisi della zona euro”.

In caso di vittoria del No, Munchau sul Ft prevede “una sequenza di eventi che metterebbe in dubbio l’appartenenza dell’Italia alla zona euro”. Una possibilità “inquietante che non ha nulla a che fare con il referendum stesso”, ma con altre cause. La prima è la debole performance economica del Paese che “ha perso il 5% di produttività” dall’adozione dell’euro nel 1999, “mentre in Germania e Francia è salita del 10%”. La seconda è il “fallimento” dell’Ue “che non ha saputo costruire una vera Unione economica e bancaria dopo la crisi del 2010-2012 e ha invece imposto l’austerità”.

“Se respinto, il referendum avrà il potere di far tremare i titoli bancari, spingere gli spread ed indebolire ulteriormente l’euro”, scrive invece il Wsj. I recenti sondaggi, che danno il No avanti “hanno innervosito gli investitori”. Ma le “vendite” sui mercati in caso di vittoria del ‘no’ potrebbero “avere vita breve”, come avvenuto con il voto Usa e con la Brexit. Infine, qualora non si fosse capito, le house horgan della finanza mondiale vedono come fumo negli occhi l’ascesa del Movimento 5 stelle: Se anche la riforma Renzi-Boschi dovessere essere bocciata, con conseguenti dimissioni dell’esecutivo, la “ricaduta politica potrebbe essere meno severa del temuto se ci fosse un governo per gli affari correnti credibile e se il sostegno per il M5S scemasse”.

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