Riceviamo e pubblichiamo integralmente
Un recente sondaggio promosso dal Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) all’interno del progetto FOSSR, attraverso l’Online Research Panel (ORP), offre uno spaccato interessante sul rapporto degli italiani con l’informazione scientifica. Su 10.000 panelisti coinvolti, hanno risposto 5.464 persone, delineando un quadro chiaro: la scienza gode di fiducia, influenza la vita quotidiana, ma non sempre porta a un cambiamento effettivo dei comportamenti.
Dallo studio emerge che gli italiani si informano soprattutto su politica e attualità (oltre il 35% dichiara di farlo quotidianamente), ma cresce l’attenzione verso la tecnologia (più del 15%) e verso la salute (circa il 12%). In sostanza, i temi scientifici e tecnologici sono entrati stabilmente nelle abitudini informative, soprattutto tra i più giovani. Questo dato va letto in parallelo con l’evoluzione dei canali di accesso: se un tempo prevalevano giornali e televisioni, oggi piattaforme digitali e social network rappresentano per molti il primo punto di contatto con notizie che riguardano ricerca, medicina o innovazione. Questo ha implicazioni sia in termini di rischi che di opportunità: da un lato, la velocità di circolazione dei contenuti; dall’altro, la difficoltà nel distinguere fonti affidabili da quelle manipolate.
La fiducia nelle informazioni fornite da istituzioni scientifiche è elevata: più del 60% degli intervistati ha risposto “molto” o “completamente”, con picchi particolarmente alti tra gli under 25. Questo dato mostra come la scienza continui a essere percepita come una fonte autorevole e credibile, nonostante il contesto spesso rumoroso e polarizzato della comunicazione online. È un segnale importante, soprattutto dopo anni in cui la diffusione di fake news e la retorica anti-scientifica hanno messo in crisi la fiducia pubblica in esperti e istituzioni. La resilienza di questa fiducia indica che, malgrado i conflitti comunicativi, il sapere scientifico conserva ancora un forte capitale simbolico nella società italiana.
Per oltre il 60% delle persone le informazioni scientifiche influenzano direttamente le scelte quotidiane, e quasi il 90% afferma che lo facciano almeno “abbastanza”. Interessante notare che sia i più giovani sia gli over 65 risultano le fasce più sensibili: i primi per la forte esposizione a contenuti digitali, i secondi per la maggiore attenzione alle ricadute sulla salute e sulla qualità della vita. Qui emerge una dimensione economica: le scelte legate al consumo, alla mobilità, all’alimentazione o alla prevenzione sanitaria hanno un impatto diretto sui mercati. Ad esempio, la crescita della domanda di prodotti sostenibili e salutistici o l’adozione di nuove tecnologie domestiche trova radici anche nella fiducia nella scienza e nella percezione che essa migliori il benessere individuale.
Il dato forse più significativo riguarda i comportamenti. Più del 90% dei rispondenti dichiara di aver cambiato abitudini grazie alla scienza. Tuttavia, tra gli under 25 emerge una contraddizione: nonostante dichiarino altissima fiducia e forte influenza della scienza nella vita di tutti i giorni, oltre il 10% afferma che raramente o mai le informazioni scientifiche abbiano portato a modificare le proprie azioni. Un segnale che mette in luce il divario tra consapevolezza e pratica, tra sapere e fare.
Questo scarto è cruciale, perché mostra come la cultura scientifica da sola non basti: occorrono politiche pubbliche, strumenti educativi e incentivi economici per trasformare la conoscenza in azione concreta. Si pensi al tema della sostenibilità ambientale: sapere che il cambiamento climatico è una minaccia è diffuso, ma ridurre davvero l’uso dell’auto privata o limitare i consumi energetici richiede condizioni abilitanti e alternative praticabili.
Il sondaggio non fotografa soltanto il rapporto con la scienza, ma racconta indirettamente anche alcune caratteristiche della società italiana. L’elevata fiducia nelle istituzioni scientifiche è in parte un’eredità storica: dalla medicina pubblica all’istruzione, il Paese ha costruito nel tempo un rapporto relativamente stabile con il sapere tecnico e accademico. Tuttavia, la difficoltà a trasformare la fiducia in comportamenti quotidiani rivela un tratto ricorrente: la distanza tra cultura e prassi, tra valori dichiarati e azioni effettive. Un tratto che ha ricadute sociali ed economiche, dalla prevenzione sanitaria alle politiche ambientali, fino alle scelte di investimento tecnologico.
Il sondaggio restituisce un’immagine confortante: gli italiani hanno fiducia nella scienza e riconoscono la sua influenza sulla vita quotidiana. Resta però aperta una sfida: trasformare questa fiducia in cambiamento concreto, soprattutto tra i più giovani. La scienza, per non restare un patrimonio astratto, deve essere tradotta in scelte individuali e collettive capaci di incidere realmente sulla società. Ciò implica che istituzioni, scuole, media e imprese lavorino insieme per creare condizioni favorevoli al cambiamento: ambienti informativi affidabili, percorsi educativi continui, strumenti economici che rendano più semplice e conveniente adottare comportamenti coerenti con le conoscenze scientifiche. Il rapporto tra cittadini e scienza non riguarda solo la qualità dell’informazione, ma la capacità del Paese di trasformare il sapere in progresso. È una sfida culturale, economica e politica allo stesso tempo: un terreno su cui si gioca non solo la competitività futura dell’Italia, ma anche la sua tenuta sociale e la qualità della vita delle prossime generazioni.
Giovanni Di Trapani

