La protesta contro la guerra ha visto anche la partecipazione di Greta Thunberg e della relatrice ONU Francesca Albanese
Oltre 100 mila persone hanno invaso piazza San Giovanni a Roma, al ritmo del canto “El pueblo unido jamás será vencido”, per manifestare contro la guerra e a favore di una Palestina libera. La grande mobilitazione, che ha coinvolto cittadini, attivisti, sindacati di base e movimenti studenteschi, ha dato vita a una protesta vibrante, densa di slogan contro le politiche di guerra, la complicità dei governi europei e l’impegno militare dell’Italia a fianco di Israele.
Il corteo, che ha attraversato il cuore della capitale, è stato animato da manifestazioni di solidarietà per il popolo palestinese e dalla ferma richiesta di interrompere le forniture di armamenti al governo israeliano. Tra i cartelli più visibili, quelli con le immagini della presidente del Consiglio Giorgia Meloni e dei ministri Matteo Salvini, Antonio Tajani e Guido Crosetto, accompagnati dalla scritta “Complice di genocidio”, in un chiaro riferimento alle accuse di sostegno alle operazioni militari israeliane contro Gaza.

L’attivista Greta Thunberg, tra i leader della manifestazione, ha acceso la folla con un discorso duro e provocatorio, in cui ha accusato l’Italia di essere “uno dei Paesi più complici di questo genocidio”. “Ogni volta che penso ai criminali di guerra al comando, incluso il vostro governo fascista, sento una repulsione profonda”, ha detto la giovane svedese dal palco, sostenendo che la responsabilità dell’Italia è “di continuare a scendere in strada e boicottare”. Thunberg ha ribadito la sua condanna per le violazioni del cessate il fuoco a Gaza e per la sofferenza del popolo palestinese, che è “ancora sotto attacco”.
Accuse pesanti sono arrivate anche dalla relatrice dell’Onu per i diritti dei palestinesi, Francesca Albanese, che ha sottolineato come l’Italia, e in particolare il governo Meloni, stia “sostenendo attivamente una politica che contribuisce al genocidio in corso”. A Roma, durante la manifestazione, gli studenti del movimento Cambiarerotta hanno lanciato un’azione simbolica bruciando manifesti raffiguranti il ministro della Difesa Crosetto, con la scritta “Non ci arruoliamo” e la stampa della bandiera statunitense, accompagnata da slogan contro l’imperialismo e la politica di guerra.

Nel corteo di Milano, in contemporanea con quello romano, è stato esposto uno striscione che richiamava la vicenda dell’imam Mohamed Shahin, attualmente in attesa di essere espulso, con la scritta “Libertà per Shahin, la solidarietà alla Palestina non si processa”. Entrambi i cortei si sono svolti senza particolari scontri con le forze dell’ordine, ma a Roma alcuni episodi hanno attirato l’attenzione dei media. Vicino al Colosseo, il gruppo di studenti ha bruciato la bandiera statunitense, urlando “Giù le mani dal Venezuela” e intonando cori di solidarietà con i popoli latino-americani, tra cui “Viva Maduro, viva Chávez”.

Il cuore della protesta è stato senza dubbio piazza San Giovanni, dove, al termine della manifestazione, si è levata la voce di Thunberg che ha rincarato la dose contro il governo italiano, esortando la folla a continuare la lotta per una giustizia sociale globale e per la fine della “finanziaria della guerra”. La manifestazione ha visto anche la partecipazione di centinaia di lavoratori, rappresentati dall’USB (Unione Sindacale di Base), che hanno chiesto un salario dignitoso di almeno 2000 euro al mese, mettendo in evidenza il legame tra la lotta contro le spese militari e quella per i diritti dei lavoratori.

Il corteo romano è stato una vera e propria esplosione di energia contro il riarmo e la politica estera dell’Italia. L’accusa principale: l’Italia è considerata complice nel conflitto, e la richiesta è chiara: cessate il fuoco immediato, fermate l’invio di armi e mettete fine al genocidio in Palestina.
Ciro Crescentini
