Il procuratore di Napoli Nicola Gratteri e il costituzionalista Gustavo Zagrebelsky discutono l’impatto della riforma sui cittadini e sul sistema giudiziario
Il 22 e 23 marzo gli italiani saranno chiamati alle urne per esprimersi su una riforma costituzionale che interviene in modo profondo sull’assetto della giustizia e sul rapporto tra magistratura e politica. Un appuntamento che divide l’opinione pubblica e che, secondo molti osservatori, va ben oltre una semplice modifica tecnica del sistema giudiziario.
Alla vigilia del voto arriva in libreria un nuovo strumento di approfondimento rivolto ai cittadini. Sabato 31 gennaio esce infatti per PaperFirst Perché no – Guida al referendum su magistratura e politica in poche e semplici parole, il nuovo libro di Marco Travaglio, direttore de il Fatto Quotidiano. Il volume si propone di spiegare in modo chiaro e accessibile i contenuti della riforma e le sue possibili conseguenze, raccogliendo l’introduzione del costituzionalista Gustavo Zagrebelsky e un’ampia conversazione con il procuratore capo di Napoli Nicola Gratteri.
La posizione di Gratteri sul referendum è netta: il suo invito è a votare no. Una scelta che, sottolinea, non nasce da una difesa corporativa della magistratura, ma da una preoccupazione più ampia per la tenuta democratica del Paese. Dal punto di vista dei magistrati, afferma, la riforma non produrrebbe cambiamenti sostanziali nella pratica quotidiana; a essere penalizzati sarebbero invece i cittadini, attraverso un indebolimento dell’autonomia e dell’indipendenza del pubblico ministero e, di conseguenza, del servizio giustizia.
Un giudizio che trova piena sintonia nell’analisi di Gustavo Zagrebelsky. Nell’introduzione al libro, l’ex presidente della Corte costituzionale descrive la riforma come un’operazione che altera gli equilibri disegnati dalla Costituzione. Quella che viene presentata come una riforma della giustizia, sostiene, sarebbe in realtà una rivalsa di una parte della politica contro una parte della magistratura, con l’effetto di rafforzare l’area dell’impunità a scapito dell’indipendenza dell’ordine giudiziario.
Nel libro, Marco Travaglio parte da una domanda essenziale: su cosa, esattamente, si vota il 22 e 23 marzo? Da qui prende forma una guida pensata come “pronto intervento” per orientarsi in una materia complessa, spesso raccontata come inaccessibile ai non addetti ai lavori. Dopo una ricostruzione dell’origine del referendum – quando nasce, come si arriva al voto e perché – il testo illustra il funzionamento della giustizia penale italiana, chiarendo i ruoli del pubblico ministero, del giudice, degli avvocati e delle parti in causa.
Ampio spazio è dedicato a ciò che cambierebbe con l’approvazione della riforma. Travaglio sostiene che il progetto non affronti i veri nodi del sistema giudiziario, come la lentezza dei processi, la loro complessità e la frustrazione che spesso accompagnano l’esperienza giudiziaria dei cittadini. Vengono inoltre analizzati e contestati gli argomenti utilizzati dai promotori del sì: dai presunti rimedi agli errori giudiziari ai modelli stranieri evocati come esempio, fino ai frequenti cambi di posizione di esponenti politici che in passato sostenevano tesi opposte.
Il volume si chiude con una conversazione a tutto campo con Nicola Gratteri, che rivendica l’importanza di una formazione completa del magistrato. Secondo il procuratore di Napoli, l’esperienza incrociata tra funzioni giudicanti e requirenti rappresenta una garanzia di equilibrio e competenza, non un’anomalia da correggere.
Perché no è disponibile in edicola con il Fatto Quotidiano, oltre che in libreria e negli store online. Un libro che si propone come strumento di informazione e di orientamento in vista di un referendum destinato a incidere in modo significativo sull’assetto costituzionale e democratico del Paese.
Alma
