Dopo le dichiarazioni su Scampia, critica alle politiche del ministro Valditara: «La scuola non è un fortino»
Le dichiarazioni rilasciate il 29 gennaio a 24 Mattina su RaiNews24 dalla dirigente del Liceo “Elsa Morante” di Scampia riaprono un dibattito che va ben oltre il singolo istituto. Al centro torna il tema della sicurezza nelle scuole, ancora una volta intrecciato a una rappresentazione emergenziale di territori complessi come Scampia e Caivano.
Su questo punto intervengono con decisione USB – Unione Sindacale di Base – e Potere al Popolo, che denunciano l’uso strumentale di questi contesti per giustificare politiche securitarie nel sistema scolastico.
«Ridurre la complessità sociale di interi quartieri a un problema di ordine pubblico significa alimentare stigma e paura, non garantire il diritto allo studio», affermano.
Secondo le due organizzazioni, la narrazione che descrive la scuola come un luogo da difendere dai propri studenti è non solo distorta, ma profondamente pericolosa. «La scuola non è un fortino e non può trasformarsi in uno spazio di controllo. È, o dovrebbe essere, un luogo di relazione, responsabilità e crescita collettiva», sottolineano.
Le proposte avanzate dal ministro Valditara, in particolare l’introduzione di strumenti di sorveglianza e controllo ispirati al modello statunitense, vengono giudicate inefficaci e fuorvianti. «I metal detector non affrontano il disagio sociale, non prevengono la violenza e non costruiscono comunità educanti. Servono solo a spostare l’attenzione dalle vere responsabilità politiche», dichiarano USB e Potere al Popolo.
A preoccupare è anche il clima culturale che accompagna questa svolta securitaria. Gli attacchi al pensiero critico e alla libertà di insegnamento, fino all’invito a segnalare docenti accusati di essere “di sinistra”, vengono letti come segnali di una deriva autoritaria. «Colpire gli insegnanti che stimolano il pensiero critico significa svuotare la scuola della sua funzione costituzionale e trasformarla in uno spazio di conformismo», denunciano.
Per USB e Potere al Popolo, militarizzare la scuola equivale a rinunciare al ruolo educativo degli adulti e delle istituzioni. «L’educazione non può essere governata dalla paura. La sicurezza reale nasce da investimenti sociali, servizi, ascolto e partecipazione, non dal controllo», ribadiscono.
Le due organizzazioni concludono riaffermando la necessità di una mobilitazione ampia in difesa della scuola pubblica. «Difendere la scuola significa difendere la democrazia. Continueremo a opporci a ogni tentativo di ridurla a uno strumento di gestione autoritaria del disagio sociale».
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