Quando i giornali si trasformano in bollettini ispirati dalle Questure

Vergognosa campagna mediatica di criminalizzazione contro le organizzazioni e i movimenti che dissentono con il pensiero unico dominante

Pubblichiamo integralmente un articolo di Sergio Cararo uscito oggi su Contropiano, giornale indipendente online. Articolo significativo che consigliamo di leggere. Un’analisi dettagliata sul ruolo e le funzioni di alcuni giornali, finanziati con contributi pubblici, che si sono trasformati in bollettini ispirati dagli uffici politici delle Questure e dei servizi di sicurezza, diffusori di liste di proscrizione di attivisti, organizzazioni politiche di sinistra. E’ un brutto e triste momento storico dove primeggia la criminalizzazione del pensiero critico e di ogni forma di dissenso. E ad alimentare le criminalizzazione sono uomini grigi, mediocri, triste figure senza storia e un minimo di dignità.

CiCre

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E’ ormai da almeno una settimana che uno dei giornali più trash della destra – Il Giornale – dedica ripetutamente articoli contro gli studenti di Cambiare Rotta e Osa e contro organizzazioni politiche come Potere al Popolo e Rete dei Comunisti.

A parte le “eccedenze” e le “fantasie” (per usare un eufemismo) alle quali Il Giornale ci ha abituato da decenni, si ha l’impressione che il principale quotidiano della destra scriva quello che al Viminale o nei Servizi di Sicurezza circoli come “chiave di lettura” sulle organizzazioni dell’opposizione politica e sociale in Italia.

Ultimo in ordine di tempo è un articolo del 26 febbraio relativo alle ripercussioni delle cariche della polizia contro gli studenti a Pisa, in cui indaga quelli che definisce “I tam tam dell’odio sul web”, individuandone gli ispiratori politici in Potere al Popolo e in altre realtà politiche.

Secondo Il Giornale “Il tam tam si muove a diversi livelli e «Potere al popolo» può essere considerato il «maestro» degli studenti comunisti di «Osa» e di «Cambiare rotta», che erano lì in prima fila a Pisa a spintonare gli agenti. Ma che sono presenti un po’ ovunque ci sia una manifestazione che, non per caso, finisce con degli scontri.

Mentre la prima è una organizzazione politica adulta, le altre due sono formate da studenti (anche se fuori corso) universitari con infiltrazioni anche nei licei di tutta Italia. E come se fossero vasi comunicanti, i messaggi che vengono mandati sono sempre molto simili ma raggiungono un pubblico molto diverso.

Nel caso di «Osa» e «Cambiare rotta» è composto soprattutto da giovanissimi, come quelli che si stanno organizzando per occupare un liceo per due giorni, perché «un punto molto importante e più attuale di tutti è lo stop ai manganelli dopo Pisa e Firenze. Su quello possiamo fare moltissima leva e giustifica l’occupazione anche ai più ciechi».

Il Giornale se la prende poi con il sedicente «Osservatorio repressione», faro per i centri sociali e gli anarchici italiani, che invoca l’abolizione delle forze dell’ordine, cerca ragionamenti per «andare oltre la semplice critica della polizia per porvi finalmente fine».

E si arriva dalle parti di «Potere al popolo», che crea una connessione tra le istituzioni e la polizia, lasciando intendere che sugli scontri di Pisa ci sia stata la mano lunga dei «piani alti» che ha ordinato quella che definiscono “repressione”.

In un altro articolo del 24 febbraio Il Giornale fa le pulci ai video delle cariche a Pisa, anche qui per indicare e criminalizzare Cambiare Rotta e per dare spazio alle dichiarazioni di un poliziotto-sindacalista che sembrano quelle del dirigente di polizia interpretato da Gian Maria Volontè nel film “Un cittadino al di sopra di ogni sospetto”.

Il Giornale sulle cariche a Pisa scrive che: “Dalle immagini si vede una bandiera di Cambiare rotta, il collettivo comunista che da anni è presente in tutte le manifestazioni che terminano con uno scontro con la polizia. I video che rivelano un’altra verità dietro gli scontri sono stati ignorati dalla sinistra, che ora grida alla repressione.

Basta con la solita strategia dei provocatori finti furbi che mandano al massacro gli studenti in prima linea come agnelli sacrificali utili in questo caso solo per fare notizia“, ha dichiarato Luca Pantanella, segretario generale provinciale torinese di FSP Polizia di Stato.

Questa, prosegue, è solo “la solita prassi che questi professionisti del disordine utilizzano anche a Torino per far apparire le forze dell’ordine capro espiatorio di tutto. La Polizia è il baluardo democratico contro l’anarchia“.

In un precedente articolo del 20 febbraio Il Giornale si occupa invece delle università milanesi e delle iniziative di informazione sulla Palestina, ed appare particolarmente preoccupato della presentazione di un opuscolo di documentazione storica sulla questione palestinese.

Mercoledì 21 febbraio, Cambiare rotta ha organizzato la presentazione del libro “La resistenza del popolo palestinese in una prospettiva storica”, un volume a cura della Rete dei Comunisti, con i quali il collettivo opera da tempo. L’evento si terrà all’interno degli spazi dell’Università degli Studi di Milano Bicocca, in un’aula della stessa, con la presenza di Davide Bonfante, della Rete dei Comunisti.

Quello che verrà presentato, come spiega la stessa RdC in un comunicato diffuso in rete, non è tanto un libro ma è un dossier “rivolto in particolare a quelle nuove generazioni che stanno animando oggi le piazze e le iniziative a fianco della Resistenza palestinese”. Nient’altro che pura propaganda comunista, che vuole istruire in qualche modo sui precetti del “Lungo ‘68 italiano”.

Nel dossier, l’operazione “Diluvio” condotta da Hamas contro Israele il 7 ottobre, “ha reso evidente che non ci può essere la pace in Medio-Oriente senza il soddisfacimento delle storiche rivendicazioni palestinesi ed ha messo a nudo la natura dello Stato sionista”.

Lo stile della narrazione degli articoli Il Giornale e le chiavi di lettura che avanza, a ben guardare sembrano decisamente ispirate dalle veline dei Servizi di Sicurezza più che al lavoro giornalistico. Anzi danno l’idea di una simbiosi.

Secondo il modello Claire Sterling (1), magari la prossima relazione dei servizi di Sicurezza al Parlamento utilizzerà tra le fonti proprio gli articoli de Il Giornale, a loro volta ispirati dai Servizi per criminalizzare organizzazioni politiche e sociali della sinistra alternativa.

Se la suonano e se la cantano, insomma…

Sergio Cararo

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(1) Claire Sterling, durante la Guerra Fredda, era una giornalista statunitense legata alla Cia per la quale scriveva articoli di larga diffusione riprendendone le informazioni riservate. A loro volta i rapporti della Cia al Congresso o alle Commissioni del Congresso USA usavano come fonti proprio gli articoli di Claire Sterling.

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