Processo P3, chieste 18 condanne: 9 anni per Carboni, 4 per il “padre costituente” Verdini

Alla sbarra al tribunale di Roma il presunto comitato d’affari segreto che avrebbe puntato ad influenzare e condizionare gli organi costituzionali

Secondo l’accusa, Carboni, Martino e Lombardi sarebbero stati i promotori del sodalizio, mentre Verdini, all’epoca dei fatti coordinatore di Forza Italia, si sarebbe adoperato per il gruppo nella consapevolezza del legame tra Carboni, Martino e Lombardi. Richiesta di condanna per 18 imputati, tra loro il senatore e “padre costituente” Denis Verdini e il faccendiere Flavio Carboni, ed una di assoluzione. E’ quanto chiesto dalla procura di Roma al processo sulla P3, presunto comitato d’affari segreto che avrebbe puntato ad influenzare e condizionare gli organi costituzionali. Verdini, Carnoni, Martino e Lombardi sono accusati di associazione per delinquere e violazione della legge Anselmi sulle società segrete. I pm Rodolfo Sabelli e Mario Palazzi hanno chiesto nove anni e sei mesi di reclusione per Carboni, otto anni e sei mesi per l’ex giudice tributarista Pasquale Lombardi e l’imprenditore Arcangelo Martino, quattro anni per Verdini.

 

I PM: “P3 NON ERA ASSOCIAZIONE SOVVERSIVA MA INTERFERIVA NELLO STATO”- Non una associazione sovversiva, ma interferiva nell’esercizio di poteri dello Stato. Questa era la P3 nella ricostruzione dell’accusa. Per la procura a Roma, fino al 2010, ha operato “un’associazione per delinquere caratterizzata dalla segretezza degli scopi”, un sodalizio protagonista di “fatti di estrema gravità, che annoverava uomini d’affari (come Flavio Carboni) e politici di livello (come il senatore Marcello Dell’Utri e l’onorevole Denis Verdini) e che puntava da un lato a condizionare il funzionamento degli organi costituzionali dello Stato, degli enti amministrativi e locali e dall’altro a procurarsi finanziamenti con il coinvolgimento di imprenditori terzi a investire nel settore delle fonti di produzione dell’energia rinnovabile (eolico in primis)”. Questa organizzazione segreta “svolgeva un’attività di interferenza in ambito istituzionale, sviluppando una fitta rete di conoscenze e rapporti nei settori della magistratura, della politica e dell’imprenditoria” attraverso i convegni promossi dal ‘Centro studi giuridici per l’integrazione europea Diritti e Libertà, un’associazione culturale gestita dal tributarista Pasquale Lombardi (nella veste di segretario) e dall’imprenditore Arcangelo Martino (il responsabile).

 

 

Per i pm Mario Palazzi e Rodolfo Sabelli, che oggi hanno chiesto al tribunale di condannare 18 persone, “la P3 non era affatto un’associazione sovversiva che puntava a colpire il cuore dello Stato democratico ma non era neppure un sodalizio così folkloristico come le difese hanno cercato di rappresentare. Era un’aggregazione stabile che, potendo pure contare su una certa disponibilità economica, aveva scelto il carattere della segretezza (non solo degli scopi ma anche dell’attività e della composizione del sodalizio) come forma strutturale e sistematica per poter penetrare negli apparati dello Stato, a tutti i livelli”. Sono tanti gli episodi di presunta interferenza: dal tentativo di influenzare la decisione della Consulta nel giudizio di legittimità del cosiddetto Lodo Alfano all’intervento esercitato su alcuni componenti del Consiglio superiore della magistratura per indirizzare la scelta di candidati a incarichi direttivi o su alcune toghe di prestigio della Cassazione per favorire una conclusione favorevole alla parte privata di cause pendenti. Tra gli episodi citati dai pm anche il pressing sulla Corte d’appello di Milano per far accogliere il ricorso proposto nell’interesse della lista Per la Lombardia di Roberto Formigoni contro il provvedimento di esclusione dalle elezioni regionali 2010. I componenti della P3 si sarebbero anche adoperati per influire sulla scelta dei candidati a cariche pubbliche, in particolare il presidente della Regione Campania Stefano Caldoro e la composizione della giunta, diffondendo notizie diffamatorie sul conto dell’allora candidato.

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