Nel 2024, sono stati 73 i morti sul lavoro in Campania. Il giovane tirocinante è stato la prima vittima nel 2025, ma la sua morte, più di altre, grida vendetta. La madre, Simona Esposito, con occhi pieni di lacrime e rabbia, afferma senza mezzi termini: “Non c’è sicurezza, non c’è lo Stato, non c’è nulla”
Trenta giorni sono passati da quel terribile giorno, ma la sofferenza e l’indignazione della famiglia di Patrizio Spasiano non si placano. “Siamo ancora qui, a sperare di sapere cos’è successo”, grida il padre, mentre il suo dolore si mescola alla rabbia di chi si sente abbandonato da tutti: dalle istituzioni, dai sindacati, dalle stesse aziende per cui Patrizio lavorava. La sua morte, avvenuta alla Frigocaserta di Gricignano d’Aversa mentre era sul posto di lavoro, è solo l’ennesima tragedia che si poteva evitare. Eppure, a un mese da quel giorno fatale, le risposte sono lontane, e con esse, la giustizia.
Un silenzio assordante
La ditta per cui Patrizio lavorava ha contattato la famiglia, ma solo il giorno dopo, tramite un avvocato, per esprimere le proprie condoglianze. “Poi, più nulla”, racconta il padre, evidenziando un vuoto doloroso che si fa largo tra la tragedia e la speranza di giustizia. Nessun altro segno di vita da parte dell’azienda, né tantomeno da parte degli operai. E se questo non fosse sufficiente a ferire il cuore di una famiglia già devastata, a peggiorare la situazione c’è l’assenza totale anche da parte della Frigocaserta che ospitava i lavori, quella di Gricignano. “Loro vogliono solo riaprire, perché stanno perdendo soldi”, sottolinea il padre, mentre la rabbia per l’indifferenza delle parti coinvolte cresce ogni giorno di più.
Una tragedia che non può essere ignorata
Nel 2024, sono stati 73 i morti sul lavoro in Campania. Patrizio è stato la prima vittima nel 2025, ma la sua morte, più di altre, grida vendetta. La madre, Simona Esposito, con occhi pieni di lacrime e rabbia, afferma senza mezzi termini: “Non c’è sicurezza, non c’è lo Stato, non c’è nulla”. Patrizio, il suo giovane figlio, non era preparato per affrontare un ambiente così pericoloso. “Non si è potuta fermare l’ammoniaca. Non è un incidente sul lavoro: mio figlio non è morto, è stato ucciso”, grida con forza. Un’accusa che fa tremare il cuore di chiunque abbia a cuore la sicurezza nei luoghi di lavoro e la dignità di ogni lavoratore.
Simona continua, cercando di rendere l’immagine di suo figlio, morto in un modo che non avrebbe mai dovuto subire: “Mio figlio non sapeva neanche salire sullo scaletto, perché non aveva fatto nemmeno un corso di sicurezza. Voglio ricordarlo: mio figlio era una torcia umana, si sono bruciati tutti gli organi”. Sono parole che squarciano l’indifferenza di una società che sembra aver dimenticato il valore della vita umana, soprattutto quella di chi lavora duramente per sostenere se stesso e la propria famiglia.
Un dramma che richiede risposte
Patrizio è uscito di casa quella mattina, come ogni altro giorno, con l’illusione di tornare a casa sano e salvo. Eppure, non è più tornato. Il dolore di una madre che ha cresciuto suo figlio per 19 anni si mescola alla rabbia per una morte assurda e atroce, che avrebbe potuto essere evitata se solo ci fosse stata una vera attenzione alla sicurezza sul lavoro. “Mio figlio è morto in un modo orribile. Non si può più continuare così“, conclude la madre con un grido che si fa portavoce di un’intera società che non può più permettersi di ignorare le morti sul lavoro.
Oggi, la famiglia di Patrizio chiede a gran voce giustizia. Non vogliono che questa tragedia venga dimenticata. Vogliono sapere cosa è successo davvero, vogliono che le responsabilità vengano accertate, e che chi ha contribuito a questa morte ingiusta paghi. L’assenza dei sindacati, delle istituzioni, delle aziende stesse è inaccettabile. È ora che la società tutta si svegli, che si affronti la realtà delle morti sul lavoro, e che il silenzio lasci spazio alla verità. Non un’altra vita spezzata per negligenza, non un altro nome da aggiungere a una lista di vittime che troppo spesso vengono dimenticate. La memoria di Patrizio merita più rispetto. La giustizia per Patrizio deve essere una priorità.
Ciro Crescentini
