L’arma elettrica continua a far discutere per la sua sicurezza e la sua efficacia
Un uomo di 35 anni è deceduto questa mattina a Napoli mentre veniva trasportato in ospedale dopo essere stato colpito con un taser dai Carabinieri intervenuti per una segnalazione di lite familiare. Secondo le prime ricostruzioni, l’uomo, in evidente stato confusionale e completamente nudo, aveva opposto resistenza e aggredito i militari, che hanno tentato invano di calmarlo con il dialogo e uno spray al peperoncino, prima di ricorrere allo storditore elettrico.
Nonostante l’utilizzo del taser secondo le procedure previste dalla legge, l’uomo ha continuato a dimenarsi, richiedendo l’intervento di più pattuglie. Bloccato infine dai Carabinieri, è stato trasportato in ambulanza ma è morto durante il tragitto. Sulla vicenda è stata aperta un’inchiesta e sarà l’autopsia a stabilire le cause esatte del decesso.
Questo drammatico episodio, purtroppo, si inserisce in un quadro più ampio di incidenti simili verificatisi negli ultimi mesi in Italia, tra cui i decessi di Claudio Citro a Reggio Emilia e di Elton Bani a Genova, entrambi colpiti dal taser durante interventi di ordine pubblico.
Questi casi sollevano interrogativi urgenti sull’efficacia e sulla sicurezza del taser, uno strumento che dovrebbe essere usato con estrema cautela ma che invece sembra diventare sempre più una pratica standard nelle operazioni delle forze dell’ordine. Il taser, lungi dall’essere un mezzo di difesa innocuo, ha dimostrato di poter causare gravi conseguenze, persino fatali.
La politica e il governo, al momento, sembrano però chiudere gli occhi di fronte a questa emergenza. Il Ministro dell’Interno ha recentemente ribadito la necessità di mantenere l’uso del taser, nonostante le richieste di sospensione avanzate da più parti, compresa un’interrogazione parlamentare che chiedeva una moratoria in attesa di approfondimenti.
Ma quante altre vite devono ancora essere spezzate prima che si prenda una decisione responsabile? Quante famiglie devono piangere un lutto evitabile? È ora di fermare questa escalation di morti causate da uno strumento la cui pericolosità non può più essere sottovalutata.
L’uso del taser deve essere rivalutato e circoscritto, privilegiando sempre alternative meno invasive e più rispettose della vita umana. Le forze dell’ordine svolgono un ruolo fondamentale nella tutela della sicurezza, ma questo non può tradursi nell’impiego di armi letali di fatto, sotto la falsa promessa di una difesa garantita.
Chiediamo al governo e alle autorità competenti di sospendere immediatamente l’uso del taser, di avviare una verifica indipendente e trasparente sui suoi effetti, e di investire in formazione e strumenti alternativi che tutelino la vita e la sicurezza di tutti i cittadini.
La tragedia di Napoli deve essere un campanello d’allarme: non possiamo più accettare che il taser diventi sinonimo di morte.
Alma

