Napoli,  pensionati Anm occupano la direzione aziendale: “Vogliamo il nostro Tfr”

Il pagamento avverrà non prima del 2021, il sindaco di Napoli tace. Il Movimento 5 Stelle a fianco dei lavoratori

I lavoratori in pensione dell’Anm, azienda di trasporto pubblico di proprietà del Comune di Napoli, hanno occupato la direzione aziendale di Via Marino a Fuorigrotta. “Abbiamo chiesto di essere ricevuti dai vertici aziendali, siamo stufi. Vogliamo le nostre liquidazioni” – affermano i lavoratori. “Siamo stati ricevuti dall’amministratore unico Nicola Pascale, abbiamo sollecitato la convocazione di una riunione tra vertici Anm, Comune di Napoli e una delegazione di pensionati. Il dott. Pascale si è impegnato a contattare il vice sindaco e assessore Enrico Panini per fissare la data dell’incontro”. Una situazione assurda. Duecentocinquantotto lavoratori in pensione  sono da mesi  in attesa di percepire il (Trattamento di Fine Rapporto) regolarmente maturato. E a  quanto pare dovranno attendere ancora. Infatti, stando alle ultime indiscrezioni, il pagamento avverrà non prima del   2021. Indiscrezioni che stanno alimentando tensioni e malessere tra gli ex dipendenti Anm. Il ritardo si è accumulato a causa della procedura di concordato preventivo cui l’azienda di trasporto  è   stata ammessa alla fine del 2018. Alla data del 22 dicembre 2017, in cui fu presentata la domanda di concordato, tutti i debiti maturati   dall’azienda rientravano nella procedura. I lavoratori usciti a   partire da gennaio 2018, hanno maturato il “credito-Tfr”   precedentemente alla domanda di concordato. A dicembre 2018 vi è stata   l’ammissione al piano di concordato, con i debiti classificati in   varie tipologie, verso i fornitori, verso i dipendenti, che sono   creditori privilegiati, e verso i soggetti commerciali. La procedura   prevede un programma ben definito di liquidazione dei crediti, con   pagamenti da uno a quattro anni a seconda della tipologia. Per i   crediti privilegiati, nei quali rientra quello verso i lavoratori, il   pagamento avviene nel terzo anno dall’ammissione alla procedura, quindi nel 2021. La settima sezione del tribunale fallimentare di Napoli ha disposto il rinvio dell’adunanza dei creditori.  La prossima udienza è fissata per il prossimo 21 luglio. “Purtroppo è il terzo rinvio dell’assemblea dei creditori – evidenzia un lavoratore – noi vogliamo che siano promosse iniziative concrete per risolvere il nostro problema” 

 

Fino ad oggi l’azienda e l’amministrazione comunale di Palazzo San Giacomo non hanno attivato iniziative adeguate per proporre ai commissari nominati dal Tribunale di ridurre i tempi per il pagamento delle spettanze dei lavoratori. Tace il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris.  Dura la posizione del gruppo consiliare comunale del Movimento 5 Stelle che ha ricordato una delibera della giunta di Palazzo San Giacomo approvata nel 2017  che stabiliva un piano di salvataggio e di  rilancio dell’azienda, prevedeva la  ricapitalizzazione e indicava precisamente tempi ed   impegni economici per favorire l’esodo e la riconversione di parte del  personale. Inoltre, veniva chiaramente detto che la liquidazione nel   triennio poteva avvenire a fronte di risorse aggiuntive da parte del   Comune. Perché non è stato rispettato questo piano   e di chi sono le responsabilità?  Secondo i pentastellati, “il debito dell’azienda sul Tfr non   rientra nella massa passiva ammessa al concordato, ma, per un importo   di circa 28 milioni su un totale di 42, rientra tra le passività   classificate quali debiti della continuità aziendale, cioè non certi,   liquidi ed esigibili alla data di presentazione della domanda di   ammissione alla procedura concordataria, da pagare entro il 2019 con i  flussi di cassa”. Una situazione assurda.

                                                                                                         Ciro Crescentini

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