Napoli in tilt per lo sciopero generale dei trasporti

L’iniziativa assunta dai sindacati indipendenti Usb e Cub

Lo sciopero generale dei trasporti  indetto dalle organizzazioni sindacali indipendenti Usb e Cub è riuscito. A Napoli chiuse la funicolare centrale e linea 1 della Metropolitana, stessa situazione alla Circumflegrea, Circumvesuviana, Cumana e linea Piedimonte Alife, linea 2 della metro a singhiozzo, cinquanta per cento dei bus Anm rientrati nel deposito di Cavalleggeri e 30 per cento in quello di piazza Carlo Terzo. Questi gli effetti, a Napoli, dello sciopero generale proclamato da Confederazione Unitaria di Base e Unione sindacale di Base. Alla stazione Centrale, fino alle ore 11, risultava cancellato l’Intercity della 9,50 per Palermo e, tra gli arrivi, l’intercity da Roma Termini delle ore 9,29. Regolari i treni di Italo. Forti disservizi e corse cancellate alla Atc di Capri. Rispettate le fasce di garanzia. Drammatica la situazione di alcune aziende di trasporto locale. L’Anm, per esempio, società di proprietà del Comune di Napoli rischia il fallimento. “Regione Campania e Comune di Napoli continuano a respingersi accuse ed a rinviare tavoli istituzionali necessari per affrontare la delicata questione dei trasporti a Napoli – spiegano in una nota le organizzazioni sindacali – Come è ormai ben noto a tutti, il 31 dicembre 2019 scade il contratto di servizio che affida la produzione dei chilometri minimi all’Azienda Napoletana Mobilità. La Regione Campania non intende incrementare i 58 milioni di euro annuali previsti per l‘ANM ed il Comune di Napoli ritiene tale somma insufficiente.  In tutto questo scenario ridicolo e paradossale, non è bastato il concordato preventivo in continuità, in cui l’Anm è entrata nel dicembre 2017, per salvare il futuro dell’Azienda – aggiunge la nota –  Cosicchè i cittadini devono continuare ad “accontentarsi” di un servizio pessimo, mentre ai lavoratori vengono continuamente aumentati i carichi di lavoro. Non solo: mentre ai napoletani veniva promessa una città capitale del trasporto pubblico per il 2019, i lavoratori continuano a vantare crediti con l’Azienda che non vedranno prima del 2021 – conclude la nota – Se a tutto questo si aggiunge che Funzionari e Dirigenti Aziendali, artefici della pessima gestione che ha contribuito a portare al fallimento l’Azienda, sono ancora al loro posto e continuano a percepire superminimi e stipendi d’oro (che dovevano essere tagliati per Decreto Comunale), è facile intuire quanto enorme sia la rabbia delle maestranze

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