Napoli, il sindaco de Magistris è un bluff

Riceviamo e pubblichiamo una nota di Antonio Sparano, ricercatore presso l’Università di Buenos Aires, militante di sinistra

Sembra passato tantissimo tempo da quel 31 maggio di 7 anni fa, quando Luigi De Magistris, a dispetto di ogni pronostico, e come outsider, vinceva per la prima volta l’elezione a sindaco di Napoli. All’epoca, l’ex-magistrato sembrava incarnare non la solita ed effimera speranza di riscatto della nostra città, puntualmente delusa, ma la possibilità concreta della sua rinascita culturale, politico, e sociale. Volendo mutuare le parole che lui stesso pronunciò quel giorno dal palco di Piazza del Plebiscito: in quei giorni di primavera, per molti napoletani, il neo-sindaco incarnava realmente la possibilità di una maniera diversa, nuova, di fare politica: «una politica della passione, del cuore, e delle idee». De Magistris appariva come il sindaco “rivoluzionario”, ribelle, il degno condottiere di Partenope, che con coraggio e un briciolo di sana incoscienza politica avrebbe sfidato e vinto i “nemici” storici della città, primo fra tutti: quel senso di rassegnazione che da troppi anni ormai la soffocava. Oggi, sempre in primavera, ma di 7 anni dopo, ovvero, a meta del suo secondo mandato, siamo invece a discutere dell’ennesima occasione persa da Napoli: di un sindaco che sembra aver perso la bussola, e che, soprattutto, sembra aver tradito quella promessa di una politica diversa. In queste ultime settimane il primo cittadino di Napoli è stato ancora una volta protagonista in negativo della cronaca politica. Il motivo? La sua partecipazione ad una festa di compleanno tenutasi in alcuni locali occupati della “Federico II”. Ciò che molti media hanno giustamente sottolineato è l’inopportunità della presenza di un un rappresentante delle istituzioni, qual è appunto il sindaco De Magistris, ad un evento privato tenutosi in uno spazio che, in quanto occupato, dal punto di vista legale non è proprio in regola. Ma ancora più gravi, e ridicole, sono state le parole con cui il primo cittadino ha cercato di giustificare la sua partecipazione alla suddetta festa: secondo De Magistris, infatti, non ci sarebbe nulla di grave, né tanto meno di scandaloso nel partecipare, in veste di sindaco, ad una festa di compleanno in un centro sociale, liquidando di fatto come una sterile polemica la riprovazione di buona parte dell’opinione pubblica. Questa uscita denota, ancora una volta, la superbia di questo sindaco: una boria che è andata crescendo durante tutto l’arco di questi 7 anni, ma che, dal punto di vista dei risultati (che, poi, sono i soli che contano in politica), non è affatto giustificata, anzi, guardando allo stato di degrado in cui versa gran parte della città: con  la criminalità giovanile in costante crescita, un trasporto pubblico incapace di soddisfare minimamente le esigenze dei cittadini, e l’ennesima crisi dei rifiuti, appare del tutto inopportuna. Ma del resto, se le condizioni di vivibilità di tutta la città, e non solo della cosiddetta “Napoli Bella”, fossero realmente migliorate in questi 7 anni, non staremmo a parlare della vuota arroganza di un sindaco, ma, come direbbe Hannah Arendt, della sua autorevolezza. Purtroppo per Napoli, Giggino “Il ribelle” si è rivelato l’ennesima scommessa persa. Come ho detto ad uno dei rappresentanti più influenti della sua maggioranza: la sua personalità incarna bene l’idea del pezzotto, dell’inautentico. De Magistris, come personaggio pubblico, è tante (pseudo)cose: pseudo-meridionalista, pseudo-comunista; pseudo-rivoluzionario; pseudo-ultrà; in altri termini: è tutto e niente. Nel suo modo di fare politica non c’è nulla di diverso, di nuovo; al contrario: è anacronistica. Il sindaco e la sua maggioranza presumono di essere sempre dalla parte del giusto, mostrando, costantemente, una certa insofferenza alla critica, e dimenticando che essa è il sale della buona politica, di una politica costruttiva. E quando i loro fallimenti sono tali da non poter essere occultati, provano a scaricarli sul “cattivo” di turno: Renzi, Salvini, De Luca, i “poteri forti”, la Juventus, e chi più ne ha, più ne metta. Ma l’aspetto più retrogrado del demagistranismo lo si coglie soprattutto nella cortigianeria dei militanti e dei dirigenti del suo movimento “DeMa”: provare a dialogare con costoro, a confrontarsi, senza che cadano nella sterile demagogia e nella vuota retorica da stadio, spesso molto puerile, è a dir poco impossibile; meglio, veramente, lavar la testa al famoso asino! Insomma, più che una giunta ed i suoi militanti, sembrano i personaggi della serie I Simpson; e forse, a questo punto, ci starebbe bene anche una gran bella risata, se non fosse che a pagare lo scotto per l’incompetenza di questi personaggi è un’intera città. Purtroppo per i napoletani, all’orizzonte non sembra intravedersi alcuna seria alternativa: il PD cittadino è moribondo e quindi incapace di proporre una personalità di carisma che possa strappare a De Magistris la leadership della sinistra cittadina. Il Centro-Destra è costantemente dilaniato da scandali giudiziari, che confermano la sua totale inaffidabilità. Il M5S continua ad essere, volontariamente, un non-concorrente. Questa condizione di perenne inoffensività degli avversari, consente a Luigi “Gigione” De Magistris e alla sua banda di cortigiani di continuare a “cantarsela e suonarsela” senza rischio alcuno di perdere l’egemonia politica su una città il cui popolo, ancora oggi, preferisce affidarsi al Masaniello di turno, piuttosto che diventare padrone del proprio destino.

                                                                                                   Antonio Sparano

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