Napoli, 2 mila senza casa senza cibo e multati

Bar e rosticceria davano loro da mangiare, ora è tutto chiuso 

“Sono circa duemila, prima erano degli ‘invisibili’, oggi invece sono gli unici visibili nelle strade deserte”. Così Luca Musella, della Comunità di Sant’Egidio descrive gli homeless di Napoli, la cui vita è diventata ancora più difficile al tempo del coronavirus. Italiani rimasti senza nulla, immigrati che avevano piccoli lavori e li hanno persi, anziani se possibile ancora di più abbandonati. Musella insieme agli altri volontari porta loro un pasto la sera, alla stazione di Piazza Garibaldi, nella Galleria Principe, nei parcheggi del Centro Direzionale. “Molti di loro chiedevano l’elemosina – ricorda Musella – altri aiutavano piccoli commercianti a scaricare le forniture, piccole cose che ora non esistono più”. Ma la chiusura della città ha portato via anche piccoli gesti di sostegno: “A Napoli ogni bar, ogni rosticceria, regala un cornetto, un piatto di pasta, anche solo un cappuccino caldo. Ora sono tutti chiusi”, ricorda Musella spiegando perché la sera gli homeless hanno molta fame dopo una giornata in cui nessuno ha offerto loro niente e i volontari lavorano il doppio per far fronte alle richieste visto che molti gruppi e alcune mense hanno chiuso per il rischio virus. Una vita difficile diventata ancora più difficile: “Si spostano molto meno di prima di giorno e spesso sono anche costretti a spiegare alle forze dell’ordine perché sono in giro, perché non hanno una casa. Ci sono perfino alcuni che sono stati multati, non hanno creduto fossero homeless. A Napoli ci sono circa 300 posti letto per loro, pochi. Alcuni riuscivano a raggranellare 3-5 euro per trovare un letto, ce ne sono, ma ora è crollato tutto. So che il Comune si sta muovendo per trovare loro un riparo, sarebbe molto importante”.
La maggior parte non ha mascherine, nessun dispositivo per proteggersi dal virus: “Noi portiamo quelle che riusciamo a procurarci – spiega Musella – anche l’igienizzante per le mani, ma è molto poco quello che riusciamo a dare. Anche noi potremmo essere un pericolo per loro e abbiamo contatti veloci, diamo solo il pasto ma spesso per loro è importante anche quando ci fermiamo un po’ a parlare, ad ascoltarli. Ora è più difficile“. Per loro resta il coraggio dei volontari ma anche la generosità dei napoletani, che non finisce anche se sono chiusi in casa: “La rete della solidarietà funziona: riceviamo decine di telefonate di gente che ci vuole dare da mano, preparano da mangiare a casa e lo andiamo a prendere, è una cosa molto bella.
Si chiudono le porte ma i cuori si stanno aprendo. Parlo di ricchi e poveri, ognuno dà per quello che può”

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