Il movimento politico denuncia un sistema che mette i profitti prima delle vite dei lavoratori
Potere al Popolo lancia l’allarme sulle condizioni di lavoro estreme nei cantieri legati ai Giochi Olimpici di Milano-Cortina 2026, dopo la morte di Pietro Zantonini, 55 anni, originario di Brindisi. L’uomo è deceduto nella notte tra il 7 e l’8 gennaio a Cortina d’Ampezzo, mentre svolgeva il suo turno come vigilante.
Secondo quanto riportato dal movimento politico, Pietro Zantonini era nel gabbiotto riscaldato da una stufetta, da cui doveva uscire ogni due ore per controllare il cantiere, esposto a temperature gelide e a turni massacranti. “Non era solo un lavoro duro – sottolinea Potere al Popolo – ma una condizione che metteva a rischio la sua vita, senza tutele adeguate e con un contratto a tempo determinato in scadenza a fine gennaio”.
I familiari e l’avvocato di Pietro Zantonini avevano più volte segnalato i pericoli legati ai turni, alle condizioni climatiche e alla mancanza di sicurezza, ma nulla è cambiato. Per Potere al Popolo, Pietro Zantonini è l’ennesima vittima di un sistema che sacrifica la salute e la vita dei lavoratori per massimizzare i profitti e portare a termine grandi opere.
Il movimento evidenzia come turni estenuanti, mancanza di tutele e la piramide di appalti e subappalti non siano l’eccezione, ma la realtà drammatica di molti lavoratori in Italia. “Oggi ricordiamo Pietro Zantonini e tutte le persone che non sono mai più tornate a casa dopo un turno di lavoro – scrive Potere al Popolo – vogliamo lavorare per vivere, non morire per lavorare”.
Il movimento chiede un cambio radicale dell’agenda politica: lotta al lavoro nero e grigio, spezzatura della catena di appalti e subappalti, introduzione di un salario minimo di almeno 10 euro l’ora e istituzione del reato di omicidio sul lavoro e di lesioni gravi o gravissime. “Fino a quando i profitti varranno più delle vite delle persone, la storia non cambierà”, conclude Potere al Popolo.
Red
