Il Cremlino punta il dito contro le interferenze occidentali e auspica un tavolo a tre escludendo Bruxelles
La strategia della Russia sulla crisi ucraina si delinea oggi attraverso un doppio binario diplomatico: da un lato l’apertura a un dialogo pragmatico con gli Stati Uniti, dall’altro una chiusura netta e toni sferzanti verso i partner europei e la leadership tedesca. È quanto emerge dalle dichiarazioni del portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, e del ministro degli Esteri, Serghei Lavrov, che delineano le condizioni di Mosca in vista di una prospettiva negoziale.
Il primo nodo cruciale riguarda la composizione del tavolo dei colloqui. Secondo il Cremlino, l’eventuale partecipazione di Paesi europei alle trattative di pace, oltre agli Stati Uniti, potrebbe “complicare il processo negoziale”. L’affondo è arrivato da Dmitry Peskov dopo la visita a Kiev degli inviati speciali americani Steve Witkoff e Jared Kushner, che hanno incontrato anche i consiglieri di sicurezza di Germania, Francia e Gran Bretagna.
Un coinvolgimento europeo, ha dichiarato Peskov citato dalla Tass, rischia di compromettere la diplomazia perché “a differenza degli americani, gli europei stanno effettivamente facendo di tutto per non permettere che questa guerra finisca”.
In questa prospettiva, Mosca punta a un formato ristretto ed esclusivo. Durante un briefing con i media indiani in vista del vertice BRICS, Peskov ha ribadito: “Speriamo nella ripresa dei negoziati tra le tre parti: Russia, Ucraina e Stati Uniti”. Al contempo, il Cremlino punta il dito contro Kiev: il conflitto sarebbe terminato da tempo se le autorità ucraine non fossero state “provocate in modo significativo da alcuni Paesi europei” per alimentare lo scontro. “Non direi che Kiev stia dimostrando molta flessibilità, e non direi nemmeno che voglia davvero porre fine a questa guerra”, ha aggiunto il portavoce.
Sul fronte del dialogo con Washington, Lavrov ha confermato che gli inviati americani Witkoff e Kushner hanno ribadito a Mosca la linea del presidente Donald Trump che “esclude un ingresso dell’Ucraina nella Nato e riconosce la realtà sul terreno”, suscitando una risposta positiva. Tuttavia, Lavrov ha avvertito che l’Occidente non dovrebbe “entusiasmarsi troppo” per le nuove iniziative diplomatiche, ricordando i precedenti in cui i partner occidentali avrebbero convinto Kiev a rifiutare accordi di pace già condivisi. Citando un articolo di The American Conservative, Lavrov ha evidenziato come l’Occidente abbia impedito all’Ucraina di firmare intese: “Quindi ora non dovrebbero entusiasmarsi troppo a proposito delle loro ‘nuove idee’”.
Infine, il clima di scontro si estende a Berlino. Il Cremlino ha riservato parole durissime al cancelliere tedesco Friedrich Merz, accusato di mostrare una “russofobia che si trasforma in ossessione, un’ossessione per la persecuzione”. La replica russa giunge dopo le dichiarazioni di Merz, secondo cui la Germania deve difendere la propria libertà “anche dalla Russia” dopo il voto in Sassonia-Anhalt. Per Mosca, attribuire ogni colpa alla Russia è “un comportamento irrazionale e non orientato alla verità da parte di un leader di Stato, le cui azioni causano un danno significativo al suo paese”.
Ciro Crescentini
