Quasi 800 lavoratori, 8 studenti e migliaia di infortuni negli spostamenti e percorsi scuola-lavoro
Cambia poco il bilancio, cambia ancora meno la sostanza: anche il 2025 si chiude con una scia di vittime sul lavoro che resta drammaticamente stabile. Secondo i dati Inail, riferiti all’intero arco dell’anno e ancora in fase di consolidamento, sono state 1.093 le persone che hanno perso la vita: 792 durante l’attività lavorativa, 293 negli spostamenti casa-lavoro e 8 studenti. Numeri che ricalcano quasi perfettamente quelli dell’anno precedente (1.090 morti complessivi) e che confermano una tendenza ormai strutturale, già evidente prima della pandemia.
Il dato più significativo continua a essere quello dei decessi “in occasione di lavoro”: quasi ottocento persone, solo cinque in meno rispetto al 2024, ma in linea con il 2023 e addirittura superiore ai livelli del 2019. Una stabilità che non può essere letta come segnale positivo, nonostante l’Inail registri un lieve miglioramento dell’incidenza rispetto al numero complessivo degli occupati.
Settori più colpiti: poche sorprese
La mappa dei comparti conferma criticità note. Industria e servizi restano l’ambito con il maggior numero di vittime (674 casi, in lieve flessione), seguiti dall’Agricoltura, che invece registra un aumento arrivando a 106 decessi. In crescita anche i dati relativi ai lavoratori statali, con 12 morti, tre in più rispetto all’anno precedente.
Entrando nel dettaglio dei settori, spiccano gli incrementi nelle Attività manifatturiere, che passano da 101 a 117 vittime, e nel Commercio (da 58 a 68). Diminuzioni, seppur contenute, si registrano invece nelle Costruzioni, nel Trasporto e magazzinaggio, nel comparto Alloggio e ristorazione e nella Sanità e assistenza sociale.
Nord e Sud: dinamiche diverse
Dal punto di vista territoriale, il quadro è frammentato. Crescono i decessi nel Sud e nel Nord-Est, mentre calano nelle Isole, nel Centro e nel Nord-Ovest, che resta comunque l’area con il numero assoluto più elevato di morti sul lavoro.
A livello regionale, gli aumenti più marcati si registrano in Veneto, Piemonte, Puglia e Marche. All’opposto, cali significativi emergono in Lombardia, Lazio, Sardegna ed Emilia-Romagna, regione che nel 2024 aveva pagato un prezzo altissimo a causa dell’incidente nell’impianto Enel Green Power.
Chi muore di più
Il confronto tra 2024 e 2025 mostra una lieve riduzione delle denunce mortali sia tra gli uomini sia tra le donne, ma emergono altri segnali rilevanti. Aumentano infatti le vittime tra i lavoratori stranieri, mentre diminuiscono quelle tra gli italiani.
Dal punto di vista anagrafico, crescono i decessi nelle fasce 40-49 anni e soprattutto 55-64 anni, mentre calano tra i più giovani, tra i 50-54enni e tra gli over 64. Un dato che riflette l’invecchiamento della forza lavoro e la maggiore esposizione dei lavoratori più anziani a mansioni usuranti.
Infortuni: più denunce, ma meno incidenza
Nel 2025 le denunce di infortunio in occasione di lavoro (esclusi gli studenti) sono state 416.900, in leggero aumento rispetto al 2024. Se però si guarda al medio periodo, il confronto con gli anni pre-pandemici evidenzia un calo netto. Rapportando gli infortuni al numero degli occupati, l’incidenza passa infatti da 2.005 casi ogni 100mila lavoratori nel 2019 a 1.727 nel 2025, con una riduzione complessiva di quasi il 14%.
In itinere e studenti: un fronte ancora aperto
Resta critico il capitolo degli infortuni in itinere, che nel 2025 sfiorano quota 100mila, in aumento rispetto all’anno precedente, con 293 esiti mortali. Crescono anche le denunce che coinvolgono gli studenti, salite a 80.871. In calo, invece, gli incidenti legati ai percorsi di formazione scuola-lavoro, così come i casi mortali, scesi da 13 a 8.
Un’emergenza che non arretra
Nel complesso, i dati raccontano un Paese che non riesce ancora a spezzare la continuità delle morti sul lavoro. I piccoli miglioramenti statistici non compensano una realtà che, anno dopo anno, continua a produrre numeri incompatibili con un sistema che dovrebbe tutelare la sicurezza come diritto fondamentale. La stabilità delle cifre, più che rassicurare, suona come un campanello d’allarme che continua a restare inascoltato.
Alma
