Lo sciopero della fame delle maestre senza laurea

 

Una vera emergenza sociale

5 mila maestre elementari e degli asili  in possesso del diploma di magistrale  potrebbero essere licenziate nelle prossime ore a seguito di una sentenza del Consiglio di Stato che introduce l’obbligo della laurea. Il numero dei docenti licenziati potrebbe arrivare a 45 mila. Una vera emergenza sociale. Immediata la protesta. Oltre mille docenti hanno iniziato lo sciopero della fame. Altre hanno deciso di protestare davanti al Ministero dell’Istruzione. “Abbiamo cominciato lo sciopero della fame – racconta la vicecoordinatrice nazionale della Gilda, Maria Domenica Di Patre che l’ha chiamata per fare il punto della complicata situazione – e non abbiamo alcuna intenzione di cedere, anche se proprio ieri sera ci volevano togliere i permessi per manifestare, ma noi non andremo via di qui senza che prima ci stabilizzino. Siamo allo sciopero della fame perché non ne possiamo più: siamo reduci da anni di precariato, di ricorsi, di chilometri macinati sulle strade della Sardegna, e proprio adesso che molti di noi avevano ottenuto il posto fisso ce lo vogliono togliere solo perché il Consiglio di Stato, in adunanza plenaria, ha stabilito di fatto che noi diplomati magistrali siamo a rischio di licenziamento e di estromissione dalle graduatorie a esaurimento. Ma stiamo scherzando? Stanno intaccando un nostro diritto acquisito”.  Auspicabile, dunque, una pronta iniziativa da parte dell’Amministrazione e del mondo politico affinché si trovi una soluzione definitiva che ponga fine alle diseguaglianze subite dalla categoria. Sulla questione interviene il giornalista di Rai 1, Franco Di Mare, in un post sulla propria pagina Facebook.

Sta succedendo a migliaia di maestre elementari che, avendo conseguito il titolo magistrale che consentiva loro di insegnare, si trovano ora tagliate fuori da tutto perché la legge prevede adesso che per insegnare nelle scuole elementari occorre il titolo di laurea. Ma com’è possibile che il legislatore non abbia pensato che in questo modo sarebbero stati letteralmente buttati fuori dalle scuole 45mila insegnanti che avevano fatto bene fino a quel momento?
Il ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli ha ammesso che il problema esiste ma che per risolverlo occorre una decisione politica e il governo non può intervenire perché può amministrare solo affari correnti.
Intanto però il tempo corre, l’anno scolastico volge al termine e, con esso, si avvicina il momento dell’inevitabile licenziamento di migliaia di maestri, se non si troverà una soluzione. Non occorrerebbe nemmeno dirlo, ma un Paese che fa così, è un Paese che sta dichiarando di non credere in sé stesso e nel proprio avvenire.

Secondo molti addetti ai lavori l’unica soluzione possibile consisterebbe in un nuovo concorso, riservato proprio alle insegnanti non laureate. Si tratterebbe si seguire la strada già intrapresa con i docenti precari abilitati all’insegnamento nelle scuole secondarie, medie e superiori. Se così non fosse le maestre e i maestri col solo diploma magistrale avrebbero accesso solo alle graduatorie di istituto.

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