Nel 2025 crollano i controlli INPS, INL e INAIL mentre esplodono nuove forme di caporalato e irregolarità diffuse
Il numero degli ispettori del lavoro continua a diminuire mentre aumentano aziende, lavoratori e forme di sfruttamento da controllare. È il quadro emerso dalla relazione sulle attività ispettive del 2025 presentata a Milano da Ispettorato nazionale del lavoro, Inps e Inail. Nel territorio di Milano e Brianza operano oltre 136 mila aziende e circa due milioni di lavoratori, ma gli organici dedicati ai controlli sono sempre più ridotti: settanta ispettori per l’INL, sedici per l’Inail e sessanta per l’Inps. Dieci anni fa, solo gli ispettori Inps erano novantadue.
La riduzione del personale ha provocato anche un forte calo delle verifiche. L’Inps, ad esempio, è passata da 2144 controlli effettuati nel 2014 a 547 nel 2025. Nonostante ciò, le irregolarità accertate sono aumentate. Secondo i responsabili della vigilanza, il motivo è legato a un sistema di controlli sempre più mirato: con meno ispettori disponibili, le verifiche vengono concentrate sulle aziende considerate più a rischio grazie ad attività preliminari di intelligence e analisi dei dati.
Nel 2025, infatti, circa due aziende su tre tra quelle controllate a Milano sono risultate irregolari. Un dato che non indica una diffusione generalizzata dell’illegalità, ma piuttosto una selezione più precisa degli obiettivi ispettivi. L’attività dell’Inps nell’area milanese ha inoltre consentito di recuperare oltre cento milioni di euro, pari a circa la metà del totale nazionale. In media, ogni ispettore ha contribuito a recuperare circa due milioni di euro.
Parallelamente, il lavoro irregolare cambia forma e si diffonde in nuovi settori. Gli ispettori segnalano in particolare la crescita del cosiddetto caporalato digitale: piattaforme online che intermediano manodopera e che spesso inducono i datori di lavoro a credere, erroneamente, che tutti gli obblighi contrattuali e contributivi siano gestiti automaticamente dal servizio digitale. Secondo l’Ispettorato, anche in questi casi le responsabilità restano in capo all’azienda.
Nel corso del 2025 sono emersi inoltre diversi casi di grave sfruttamento di lavoratori stranieri. Dodici cittadini extracomunitari che hanno collaborato con gli ispettori denunciando situazioni di caporalato hanno ottenuto un permesso di soggiorno e sono stati affidati ai servizi di assistenza del terzo settore. Gli sfruttatori, invece, sono stati denunciati.
Dietro i numeri della relazione si intravede una macchina dei controlli che prova a reggere il peso di un territorio enorme con risorse sempre più limitate. Gli ispettori si muovono tra cantieri, cucine di ristoranti, magazzini della logistica e uffici improvvisati, inseguendo un mercato del lavoro che cambia velocemente e che spesso trova nuove strade per aggirare le regole.
Milano rappresenta oggi uno dei punti più delicati di questo scenario. Da una parte la crescita economica, la continua apertura di attività e la richiesta costante di manodopera. Dall’altra un sistema ispettivo costretto a scegliere dove intervenire perché impossibilitato a controllare tutto. È per questo che le verifiche vengono concentrate quasi esclusivamente sui casi ritenuti più sospetti, rinunciando spesso a quel controllo diffuso che in passato aveva anche una funzione preventiva.
Secondo il direttore dell’ispettorato milanese Carlo Colopi, il problema non riguarda soltanto la quantità di personale ma anche la trasformazione delle forme di sfruttamento. Il lavoro nero non si presenta più soltanto nei contesti tradizionali, ma utilizza strumenti nuovi, spesso digitali, che rendono più difficile individuare responsabilità e violazioni.
Le piattaforme online che mettono in contatto aziende e lavoratori sono uno degli esempi più evidenti. Molti imprenditori, affidandosi a questi servizi, credono che assunzioni, contributi e tutele siano gestiti automaticamente dalla piattaforma. Ma gli obblighi previsti dalla legge restano comunque a carico del datore di lavoro. Ed è proprio in questa zona grigia che si sviluppano nuove forme di irregolarità.
A rendere ancora più complesso il lavoro degli ispettori c’è poi il silenzio delle vittime. In molti casi chi subisce sfruttamento teme di denunciare per paura di perdere il lavoro o il permesso di soggiorno. Per questo gli ispettori considerano particolarmente importante il risultato ottenuto con i dodici lavoratori stranieri che hanno deciso di collaborare con le autorità, permettendo di far emergere situazioni di grave caporalato.
La relazione del 2025 racconta così non solo un problema di organici insufficienti, ma anche il cambiamento profondo del mercato del lavoro e delle forme di illegalità che lo attraversano. Un sistema di controlli che continua a produrre risultati economici significativi, ma che rischia di trovarsi sempre più in difficoltà davanti a un fenomeno in continua evoluzione.
Ciro Crescentini

