La morte dei 7 operai italiani della Thyssen: i giudici tedeschi concedono semilibertà ai due manager condannati

La reazione dei familiari delle vittime: “Ci incateneremo a Roma”

La notizia è stata diffusa da Radio Colonia nel tardo pomeriggio di oggi destando indignazione e proteste. La procura tedesca ha concesso la semilibertà   per Harald Espenhahn e Gerald Priegnitz, i due manager della multinazionale Thyssenkrupp ritenuti corresponsabili dell’incendio, che causò la morte di 7 operai a Torino, e condannati a 5 anni di carcere per omicidio e incendio colposo.”È previsto che i due condannati scontino la pena con il cosiddetto ‘offener Vollzug’, dice la procuratrice Anette MilkIl che significa che sono detenuti in un penitenziario, ma possono lasciarlo ogni giorno per andare a lavorare e devono tornare la sera“, spiega. La semilibertà è già stata concessa a uno dei due manager. La semilibertà può essere concessa in presenza di tre requisiti: assenza del pericolo di commissione di reati della stessa indole (in questo caso si tratta di omicidio colposo), assenza del pericolo di fuga, assenza di recidiva. L’incendio risale al 6 dicembre 2007, quando divampò nell’acciaieria uccidendo sette lavoratori. L’inchiesta puntò il dito sulle gravi carenze riguardanti il rispetto delle norme di  sicurezza dello stabilimento, che era in via di dismissione per il trasferimento degli impianti a Terni

Le reazioni dei familiari delle vittime e della Cgil- “Ci incateneremo a Roma. Andremo a Essen. Qualcosa faremo. Devono dirci come è possibile questa cosa“. E’ il primo commento di Rosina Platì, mamma di una delle sette vittime del rogo alla Thyssenkrupp di Torino del 2007, alla notizia della semilibertà per i due manager tedeschi.  Durissima la reazione della Cgil. “Ancora una volta i manager tedeschi della Thyssen riescono a smentire chi dava per certo che avrebbero davvero pagato per la strage di 13 anni fa”. afferma, in una nota, Federico Bellono, responsabile salute e sicurezza Cgil Torino. “La semilibertà non rende giustizia agli operai morti e alle loro famiglie, ed è un affronto a Torino – aggiunge – dove tanti lavoratori continuano a morire di lavoro. Mi auguro che il governo italiano faccia sentire la propria voce, per rimediare ad un’evidente ingiustizia”.

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