L’esecutrice è la cittadina ucraina Natalia Vovk, l’ordigno installato sull’auto è stato fatto esplodere a distanza
La giornalista e politologa Darya Dugin è stata assassinata dai servizi segreti ucraini. In un comunicato l’Fsb – i servizi russi di intelligence – sostiene di avere risolto il caso: “Il crimine – si legge nella nota – è stato preparato e commesso dai servizi segreti ucraini. L’esecutrice è la cittadina ucraina Natalia Vovk, 43 anni, arrivata in Russia il 23 luglio scorso insieme alla figlia Sofia Shaban e uscita dal Paese dalla regione Pskov, da dove ha raggiunto l’Estonia“. Secondo i servizi segreti russi, la donna ucraina e la figlia minorenne avevano affittato a Mosca un appartamento nel condominio in cui risiedeva Dugina e hanno usato una Toyota Land cruiser per seguire la giornalista. Inoltre, le due hanno partecipato al festival ‘Tradizione’ a cui erano presenti sia Aleksandr Dugin che la figlia Daria
In mattinata erano emersi i primi particolari sull’uccisione della giornalista. Particolari resi noti dalla polizia russa. L’ordigno esplosivo installato sull’auto della giornalista e politologa è stato fatto esplodere a distanza. Metodi tipicamente utilizzati dai servizi secreti ucraini. “Ora è stato accertato che la bomba sull’auto di Dugina è stata innescata a distanza. Presumibilmente, l’auto è stata monitorata e il suo movimento è stato seguito”, ha detto una fonte della polizia alla Tass, ripresa dal quotidiano Izvestija.
Quattro giorni prima dell’attentato, il New York Times descriveva con enfasi i metodi di assassinio e di attentato con l’auto utilizzati dall’intelligence ucraina. In un articolo intitolato “Dietro le linee nemiche, gli ucraini dicono ai russi “Non sei mai al sicuro”, il giornale descriveva come i “partigiani” ucraini si sarebbero infiltrati per piazzare esplosivi e “assassinare funzionari che considerano collaboratori dei russi”.
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