Nel gennaio 2026 Legambiente e Italia Nostra hanno impugnato l’autorizzazione Zes per salvare le dune e fermare il consumo di suolo
Un investimento da circa 100 milioni di euro, firme internazionali dell’hotellerie di lusso e una corsia preferenziale burocratica concessa da Roma. Sono gli ingredienti che stanno accendendo i riflettori su contrada Mogale, una striscia di costa incontaminata a sud di Ostuni, in Puglia. L’autorizzazione per la nascita di un resort extralusso a cinque stelle ha innescato una dura battaglia politica e legale che ricalca da vicino celebri contenziosi del passato, come quello di Tavolara in Sardegna.
Da un lato si schierano i colossi del turismo e il governo centrale; dall’altro la Regione, gli organi di tutela del paesaggio e i comitati civici, pronti a tutto pur di difendere l’ultimo avamposto naturale della Città Bianca.
L’identikit del progetto: 49 fabbricati tra le dune
La metamorfosi di contrada Mogale – un’area oggi racchiusa tra la strada statale adriatica Bari-Lecce e il mare – è stata pianificata a partire dal 2020 dalla società Merletto srl di Roma. L’idea, promossa attraverso il portale Mohari, punta a intercettare il turismo globale di fascia altissima.
Il progetto prevede la realizzazione di un villaggio rurale d’élite a marchio Four Seasons (catena che vede tra i soci principali il magnate Bill Gates) in sinergia con Omnam Investment Group, la realtà immobiliare israeliana fondata da David Zisser (già nota alle cronache locali per un tentativo sfumato di insediamento sulla Costa Ripagnola).
Il vero nodo della vicenda non è solo ambientale, ma squisitamente politico e procedurale. Nell’ottobre del 2025, la struttura commissariale del governo ha rilasciato l’Autorizzazione Unica Zes (Zona economica speciale). Si tratta di uno strumento nato per accelerare e semplificare gli insediamenti produttivi e industriali nel Mezzogiorno, che in questo caso ha permesso di superare d’un colpo tutti i pareri negativi espressi a livello locale.
Gli stop tecnici degli enti territoriali erano stati netti e ripetuti nel tempo: La Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio (pareri negativi a dicembre 2024 e maggio 2025): ha denunciato una pressione antropica eccessiva e un consumo di suolo irreversibile in un’area ad altissima ruralità. Segnalata inoltre la presenza di cavità ipogee di epoca medievale che verrebbero impattate dai lavori.
La Regione Puglia – Sezione Urbanistica (osservazioni contrarie a luglio e settembre 2025): ha evidenziato la non conformità al Piano Regolatore Generale e la violazione del Piano Paesaggistico Territoriale Regionale (PPTR), ricordando che l’area ricade all’interno dell’Oasi di protezione faunistica “Villanova-Punta Penna Grossa”.
La controffensiva: ricorsi al Tar e barricate politiche
Il via libera governativo ha compattato il fronte del no. A gennaio 2026, una coalizione di associazioni – composta dal Libero Comitato per la salvaguardia della Costa di Ostuni, Legambiente, Italia Nostra e Geos Ostuni – ha depositato un formale ricorso al Tar.
Gli ambientalisti contestano le fondamenta stesse del provvedimento: Uso improprio della Zes: la norma di semplificazione sarebbe stata piegata a un’operazione immobiliare privata, senza garanzie certe sulle ricadute occupazionali. Sul piano politico, il caso è diventato una mozione parlamentare. Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra e co-portavoce di Europa Verde, ha annunciato un’interrogazione urgente al ministro competente: “Siamo davanti all’ennesimo scempio annunciato. Questa destra nemica dell’ambiente sta svendendo pezzi di costa incontaminata a speculatori e investitori stranieri, usando la Zes come scorciatoia per aggirare i vincoli di legge. Chiediamo al governo l’immediata revoca dell’autorizzazione”.
Mentre i giudici amministrativi valutano le carte del ricorso, la protesta si sposta sul campo: gli attivisti di Goletta Verde hanno già presidiato l’area con lo striscione “Giù le mani dalla costa”, trasformando la spiaggia di Mogale nel nuovo simbolo della resistenza del territorio contro il turismo di massa e il cemento d’alto bordo.
Alessandro Manna
I numeri e la struttura del resort:
Superficie interessata: circa 8,8 ettari di terreno vergine.
Volume costruttivo: 49 fabbricati totali.
Ricettività ed extra: 29 residenze esclusive, piscine interne ed esterne, una spa con centro fitness, spazi per grandi eventi e matrimoni, oltre a beach club indipendenti.
La filosofia dichiarata: un’esperienza farm to table (dalla fattoria alla tavola) per far vivere agli ospiti le tradizioni autentiche della regione in un contesto di massima privacy.
Attualmente, però, quel tratto di costa ospita una biodiversità fragile e preziosa: un sistema retrodunale dove crescono specie protette come il giglio di mare, l’eringio marittimo e l’ammofila, vegetazione che funge da barriera naturale contro l’erosione costiera.
