La Cgil perde in Tribunale, la  casa di Romina non sarà pignorata

Una sentenza che dovrebbe favorire una seria riflessione nell’organizzazione e sul ruolo dei gruppi dirigenti

La Cgil di Ragusa non è riuscita pignorare  la casa di Romina Licciardi, la lavoratrice licenziata dall’organizzazione sindacale l’8 aprile del 2010. La Corte di Appello del Tribunale di Palermo, sezione controversie di lavoro, composta dal presidente Maria Di Marco e dai magistrati Michele De Maria e Cinzia Alcamo ha emanato un’ordinanza lo scorso 16 luglio dichiarando  inefficace l’azione  immobiliare esecutiva, il pignoramento promossa dall’organizzazione guidata a livello nazionale da Maurizio Landini. In sintesi la Cgil di Ragusa aveva attivato le procedure per un pignoramento della prima e unica casa di abitazione di Romina, oltre che un pignoramento presso terzi  in assenza di titolo. Un’azione immobiliare esecutiva attivata dall’organizzazione sindacale nonostante un’ordinanza della Corte di Cassazione favorevole alla lavoratrice.  “Una palese forzatura dell’azione posta in essere dalla Cgil di Ragusa – commentano gli avvocati Onofrio Di Blasi e Salvatore Carpino, difensori di fiducia di Romina – In presenza di un titolo provvisoriamente esecutivo e per come stigmatizzato dalla Corte di Apello di Palermo in pendenza del Giudizio di legittimità, la Cgil di Ragusa aveva avviato una procedura di pignoramento immobiliare con evidente ed irreparabile danno”.

Tra l’altro l’azione di pignoramento posta in essere dalla Cgil di Ragusa riguardava esclusivamente il recupero delle spese legali e che l’atto di pignoramento per il recupero delle spese su mandato del segretario generale della Cgil di Ragusa, Giuseppe Scifo, è stato materialmente posto in essere dall’avvocato Salvatrice Criscione dello studio legale Antonio Giannone e Associati. “L’avvocato Antonio Giannone è l’ex marito della signora Romina Licciardi – evidenziano Di Blasi e Carpino – Per cui, di fatto e senza tema di smentita, l’azione di pignoramento immobiliare in danno della nostra cliente, risulta posta in essere dallo studio dell’ex marito della stessa per il tramite l’avvocato Salvatrice Criscione”. “Su tale ulteriore anomalo aspetto di una vicenda già di per sé anomala – sottolineano gli avvocati Di Blasi e Carpino- la nostra assistita ha, da oltre un anno, provveduto a formalizzare apposito esposto/denuncia al Consiglio dell’ordine degli avvocati che risulta a tutt’oggi ancora pendente. L’occasione – concludono Di Blasi e Carpino – E’ propizia affinchè il suddetto Consiglio dell’ordine degli avvocati, stante la delicatezza della situazione anche processuale, voglia assumere celermente ogni più opportuno provvedimento in merito”. Dichiarazioni significative. Dichiarazioni che dovrebbero aprire una seria riflessione ai vertici della Cgil sull’operato dei gruppi dirigenti locali e regionali e il danno morale e politica arrecato all’organizzazione dei lavoratori.

Il commento di Romina Licciardi – Nella storia della Cgil una vicenda del genere non si è mai sentita, sembrerebbe surreale ma è la triste realtà di un sindacato che con le azioni avallate dimostra di avere dirigenti assai discutibili..un ex marito Antonio Giannone che non è mai stato il legale della Cgil , che attraverso il proprio studio legale e l’avv. Salvatrice Criscione( sua stretta collaboratrice) agisce contro di me” – Così Romina Licciardi attuale presidente del Centro servizi donne dopo la sentenza del Tribunale di Palermo.  “Sono già stati presentati due esposti all’ ordine degli avvocati nei confronti della condotta di entrambi. Chiedo ufficialmente alla Cgil di Ragusa e nella qualità di Presidente di un Centro antiviolenza di questa Provincia, l’ allontanamento dello studio legale Giannone e di conseguenza dell’ avv. Salvatrice Criscione dai contenziosi che mi riguardano anche perché, una sentenza del Tribunale di Ragusa, evidenzia chiaramente i comportamenti ostili del mio ex marito nei miei confronti”. Durissime le critiche al gruppo dirigente della Cgil.  “Considerata la gravità politica e morale nonché la totale infondatezza dell’ azione posta in essere dalla Cgil di Ragusa – evidenzia Romina Licciardi  – il segretario pro tempore della Cgil di Ragusa, Giuseppe Scifo, che ha firmato il mandato per l’ illegittima e infondata azione di pignoramento, rassegni immediatamente le dimissioni dall’ incarico ricoperto.”

La Storia –  Romina Licciardi era ed è la compagna di vita dell’ex segretario generale della Cgil di Ragusa, Tommaso Fonte silurato, epurato dall’organizzazione sindacale  nel luglio del 2008.  Dopo che Tommaso Fonte intenta, nel novembre del 2008, una causa di lavoro contro la stessa Cgil, Romina(dipendente della Cgil con contratto a tempo indeterminato) viene licenziata  l’8 aprile del 2010. seguito al licenziamento, Romina  presenta un ricorso alla sezione lavoro del Tribunale di Ragusa e incredibilmente scopre che la Cgil, che l’aveva licenziata si  costituisce in giudizio attraverso lo studio Giannone (suo  ex marito) per il tramite  della sua socia di studio avvocata Salvatrice Crisicone. Con la sentenza di primo grado il ricorso di Romina viene solo parzialmente accolto dal Giudice del lavoro che  condanna la Cgil al pagamento di differenze retributive per lavoro nero e la relativa regolarizzazione contributiva , liquidando le spese processuali in favore della Licciardi. Il giudizio di appello si e’ concluso con una sentenza  sfavorevole per Romina e con la sua  condanna al pagamento delle spese processuali. Romina Licciardi allora  propone  ricorso per Cassazione avverso la sentenza di secondo grado. In pendenza del ricorso per  Cassazione di Romina Licciardi, la Cgil   sempre attraverso lo studio legale del suo ex marito, sulla base di una sentenza non definitiva e in pendenza della decisione del  giudizio per  Cassazione  e la sentenza di secondo grado notificava alla Licciardi un atto di pignoramento immobiliare della  sola e unica casa di abitazione gravata peraltro da mutuo ipotecario, a fronte del pagamento delle spese processuali  per lo studio legale del suo ex marito ) iscrivendo la causa presso il Giudice delle esecuzioni con  la prossima udienza fissata ottobre 2019.

La Cgil non solo avviò le procedure per pignorare la casa di una lavoratrice ma addirittura si avvale dello studio legale dell’ex marito. Un incredibile conflitto di interessi.  In data 1 marzo 2019 la Corte di Cassassione accolse il ricorso di Romina per differenze retributive in suo favore cassando la sentenza di secondo grado per il motivo accolto e rinviando alla Corte di Appello di Palermo per la riassunzione e a cui demanda di provvedere per le spese processuali anche del giudizio di legittimità. Nel contempo però erano gia’ iniziate  le procedure di vendita dell’immobile pignorato di proprietà di Romina Licciardi da parte dalla Cgil  con le perizie di stima. In seguito  all’intervenuta ordinanza della Cassazione  la Cgil  di Ragusa non rinunciò  l’atto di pignoramento intentato contro Romina  al fine di arrestare le procedure  di vendita dell’immobile  di proprietà della lavoratrice. Insomma, la Cgil non solo ha licenziato la lavoratrice ma ha  perseverato diabolicamente nel pignoramento per tentare  di mettere in vendita la casa di colei che ha licenziato. Veramente imbarazzante. Ancora più imbarazzante il silenzio dei vertici nazionali dell’organizzazione.

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