Campania, le voci dei navigator: “Noi traditi dalla Regione, è vergognoso”

Un centinaio sotto Palazzo Santa Lucia a protestare, in rappresentanza dei 471 beffati dal no del governatore De Luca. Le loro storie, la rabbia e la delusione. E ora vogliono manifestare a Roma

Sotto Palazzo Santa Lucia è il giorno dell’ira per i navigator campani, le guide sul mercato del lavoro per i beneficiari del reddito di cittadinanza. Sono un centinaio, tutti vincitori di concorso, e i fondi per assumerli sono già stanziati. Ma non possono essere assunti, per scelta della Regione Campania, che non firma la convenzione con l’Anpal. Brucia la rabbia della protesta, sotto una canicola. Chiedono di salire in delegazione, ma nessuno li riceve. Sono bloccati, perché destinati ai centri per l’impiego, dove comanda la Regione. E la Regione non li vuole in casa sua, questi 471 figli del rdc grillino, tutti laureati a pieni voti. A gettare benzina sul fuoco, le ultime fiammate del governatore.

“I navigator sono una porcheria clientelare – insorge De Luca su Radiouno -, il bando nazionale per la selezione credo che fosse chiaro, l’assunzione si attiva se le Regioni vogliono utilizzarli o meno. Chi ha partecipato conosceva quindi le condizioni. La Campania ha 3700 precari lsu con una convenzione che scade il 31 ottobre prossimo. Ci sono decine di tavoli di crisi industriale, vorrei 80 procedure di licenziamento collettivi, i bros e che facciamo? Creiamo un altro serbatoio di precariato”. De Luca sfida tutti. Se l’assunzione dei navigator “è provvedimento di assistenza ai navigator stessi – intima -lo si presenti così. Se si dice che sono utili perché ci sarà bisogno di loro vengano assunti dall’Anpal e non dalle Regioni, perché a questi giovani dici che fai due anni di formazione e poi vai a casa. Se dobbiamo creare un altro serbatoio di precariato dico no, sono porcherie politiche”. Frasi simili a scudisciate, per chi arriva da tutta la Campania, a inscenare il sit-in.

Davide Toriello è un giovane laureato in economia, viene da Battipaglia. Meditava di andare all’estero, prima del concorso. Pensava fosse meglio fare il navigator, che l’ennesimo cervello in fuga. “È vergognoso – si sfoga – siamo l’unica regione in cui non si sa se verremo assunti. Abbiamo vinto il concorso al pari degli altri. Per colpa di De Luca siamo fermi. Anche da parte di Anpal e dei politici c’è silenzio assoluto, nessuno dice niente”. Fabio vive ad Ariano Irpino, ma aveva optato per la provincia di Salerno. “Eravamo consapevoli che il contratto fosse solo di due anni. – racconta -Anche lavorare per 24 mesi a noi va bene. Tra i 471 navigator campani ci sono laureati, disoccupati, padri e madri di famiglia che hanno bisogno di questo lavoro, anche a tempo determinato. Perché significa vivere dignitosamente». Il giovane non trattiene il risentimento: “Non capisco da cosa derivi l’ostruzionismo di De Luca, spero non ci sia una motivazione politica. Anche perché così a rimetterci siamo solo noi e i precettori del reddito di cittadinanza in Campania”. Anche il napoletano Carlo Del Gaudio aveva indicato la provincia di Salerno, pur essendo residente nel comune irpino di Serino. “Tutto questo- dice- è tragicomico, la sola regione Campania non fa partire le politiche attive del lavoro”. Simeone arriva dalla provincia di Caserta e denuncia: “Stiamo subendo una discriminazione rispetto agli altri colleghi d’Italia vincitori di un concorso pubblico, in questa situazione in cui ci ha messo la Regione ci troviamo spaesati. Vorremmo insieme agli altri partecipare alla fase iniziale di questo esperimento”. Fabrizio è di Napoli, laurea in scienze politiche, precario con esperienze da ricercatore universitario. Nel marasma generale, è tra i più ascoltati. “C’è l’obbligo di contrattualizzare i 471 navigator – reclama – senza se e senza ma, sono vergognose le parole pronunciate dal governatore De Luca. Questo è un teatrino politico e noi siamo trattati come merce, ma non ci facciamo tirare per la giacca da nessuno. Chiediamo il rispetto di un nostro diritto. E ricordo che questa è una delle regioni con più percettori del reddito di cittadinanza”.

Anna è una giovanissima napoletana, abilitata come psicoterapeuta. “Sono qui per condividere con gli altri questa ingiustizia, chiediamo a De Luca – dichiara – di firmare qualcosa che è favore, non contro la sua regione. Questa era un’occasione buona per formarmi, perché per fare un master servirebbero molti soldi”.

 

Intanto, ai piani alti di Palazzo Santa Lucia fanno anticamera pure i consiglieri del M5S, piombati a sostenere i dimostranti. Alla fine scendono senza risposte da dare alla folla. “Una ragione plausibile – afferma Gennaro Saiello   – non c’è. L’unica cosa che possiamo immaginare è che De Luca stia giocando politicamente sulla pelle di queste persone e sulla pelle di tutte quelle persone che in Campania usufruiscono del reddito di cittadinanza e sono in attesa di occupazione”. Valeria Ciarambino prova a rabbonire i più arrabbiati: “Al Ministero stanno studiando quali possibilità ci sono nel caso in cui De Luca decida di non firmare”. Perfino il presidente della camera, Roberto Fico, dal carcere minorile di Nisida invoca “l’assunzione dei navigator” per “lo step due del reddito di cittadinanza”. Ma De Luca resiste nella sua trincea: fosse per lui, cancellerebbe anche lo step uno.

Gianmaria Roberti

 

 


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