La Cgil di Napoli: “Un atto di civiltà utilizzare  migranti negli scavi di Pompei”

Dura condanna per le parole razziste usate da un sindacato autonomo

La Camera del Lavoro e la Funzione Pubblica della Cgil assumono una posizione netta, condannando “senza se e senza ma” le dichiarazioni rese ad alcuni giornali cartacei e online da Antonio Pepe, un rappresentante di un sindacato autonomo che usando il linguaggio dell’odio e della razzista e della xenofobia si scagliava contro l’utilizzo di migranti negli scavi di Pompei.

“Non possiamo permetterci di dare impiego ai profughi a danno dei cittadini, in un’area del Paese che registra il tasso di disoccupazione più alto d’Europa” – aveva dichiarato Pepe –  assumerli (anche temporaneamente) come custodi o operai nel Parco archeologico vesuviano,   rappresenta un oltraggio ai tanti disoccupati del territorio”

Immediata la replica della  Camera del Lavoro e della  Fp CGIL di Napoli.

“Non si comprende – affermano in una nota i segretari generali di Camera del Lavoro e Fp CGIL di Napoli, Walter Schiavella e Alfredo Garzi – quale nesso vi sia tra la situazione del sotto organico, più volte denunciato dalla CGIL rispetto al reale fabbisogno di uno dei siti più prestigiosi al mondo, con un’operazione rivolta a favorire l’integrazione sociale e culturale di persone provenienti da teatri di guerra devastati e di incomparabile miseria”.

“Pronunciare parole quali “prima dobbiamo risolvere i problemi di casa nostra”,peraltro care a talune formazioni politiche xenofobe e populiste che imperversano nel nostro Paese – aggiungono Camera del Lavoro e la Fp CGIL – insinuano inaccettabili messaggi discriminatori estranei  alla cultura dell’accoglienza e del rispetto della dignità umana, valori costituzionali imprescindibili, tanto più per chi ha un ruolo di rappresentanza sociale. Offrire la possibilità di rendersi utili a quanti, in condizioni disperate giungono nel nostro Paese, è un atto di civiltà che aiuta, peraltro, ad alzare un argine di legalità contro possibili infiltrazioni criminali nel problematico e spesso drammatico scenario dell’immigrazione”.

“Per questo – conclude la nota – riteniamo che distorcere la verità dei fatti, scaricando sui  profughi, anello debole della catena, la responsabilità della grave crisi occupazionale che investe l’Italia ed i nostri territori, sia un modo per infangare anche la onorabilità dei lavoratori che quotidianamente svolgono la propria attività, a partire dalla salvaguardia del nostro patrimonio artistico, in condizioni di estrema difficoltà e nell’assenza di adeguati interventi dei vertici istituzionali e politici. Questione sulla quale siamo fortemente impegnati con una nostra piattaforma rivendicativa dei diritti e delle tutele del personale”.

                                                                                                                       Ciro Crescentini

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