Il nuovo lavoro del celebre writer napoletano è stato presentato con un post in cui l’artista spiega il senso dell’opera: «Un murale dedicato ad una vittima del caporalato, morta per la fatica nei campi il 13 luglio 2015. Ho voluto raffigurare il passato e il presente della lotta dei braccianti». Un messaggio chiaro, che unisce storia e cronaca, arte e impegno civile.
A dieci anni dalla tragica morte della bracciante Paola Clemente nei campi di Andria, l’artista murale Jorit rende omaggio alla bracciante agricola con un’opera potente e carica di significato. Il volto di Paola si staglia su un grande murale accanto a uno dei simboli più forti della lotta di classe: Il Quarto Stato di Giuseppe Pellizza da Volpedo. Due immagini, un messaggio: la battaglia per i diritti dei lavoratori è ancora oggi più che mai attuale.
Il nuovo lavoro del celebre writer napoletano è stato presentato con un post in cui Jorit spiega il senso dell’opera: «Un murale dedicato a Paola Clemente, vittima del caporalato, morta per la fatica nei campi il 13 luglio 2015. Ho voluto raffigurare il passato e il presente della lotta dei braccianti». Un messaggio chiaro, che unisce storia e cronaca, arte e impegno civile.

Paola Clemente è diventata negli anni un simbolo delle tante, troppe vittime del lavoro sfruttato e senza diritti nel settore agricolo italiano. Il caporalato, piaga ancora profondamente radicata, continua a mietere vittime nell’indifferenza generale. Jorit, da sempre attento ai temi sociali, ha voluto accendere nuovamente i riflettori su questa tragedia silenziosa.

L’artista, noto per i suoi ritratti monumentali — da Diego Armando Maradona al San Gennaro di Forcella — sceglie ancora una volta di parlare attraverso i volti. Il volto fiero e dolce di Paola, reso in stile iperrealista, diventa così simbolo di dignità e resistenza. Accanto a lei, i volti delle lotte operaie e contadine raccontati nel celebre dipinto di Pellizza: un ponte ideale tra le battaglie del passato e quelle ancora da combattere.

Con quest’opera, Jorit continua a costruire un archivio visivo delle storie dimenticate, dei volti che non devono sparire nel silenzio. Un invito a ricordare, ma anche ad agire. Perché il caporalato non è solo una piaga del Sud o del passato: è un’emergenza nazionale che chiama tutti alla responsabilità.
Red

