Cortei in oltre trenta città, striscioni palestinesi e venezuelani, dibattiti e presidi per ribadire: “Giù le mani dalla Repubblica Bolivariana del Venezuela”.
Oggi in tutta Italia migliaia di persone sono scese in piazza per la giornata nazionale di mobilitazione “Giù le mani dalla Repubblica Bolivariana del Venezuela”, un’iniziativa che ha visto cortei e presidi in almeno trenta città contro l’aggressione militare statunitense e per chiedere la liberazione del presidente Nicolás Maduro e della sua compagna Cilia Flores.
La protesta è nata come risposta alla recente operazione militare condotta dagli Stati Uniti in Venezuela, che ha portato alla cattura del presidente Maduro e della sua compagna, un atto definito da molti manifestanti come una violazione del diritto internazionale e della sovranità di un paese indipendente.

Roma: corteo fino all’Ambasciata USA e forte spirito internazionalista
Nella capitale oltre duemila persone si sono radunate a Piazza dell’Esquilino e hanno marciato in direzione dell’Ambasciata degli Stati Uniti, tra bandiere venezuelane, palestinesi e striscioni che evocano la solidarietà tra i popoli oppressi. Alcuni momenti della manifestazione hanno avuto toni forti: lungo via Bissolati sono state simbolicamente bruciate diverse bandiere statunitensi, gesto con cui i manifestanti hanno voluto denunciare l’intervento esterno come espressione di imperialismo e dominio.

Molti aderenti hanno richiamato la comune lotta contro ogni forma di aggressione imperialista e colonialista, inserendo la mobilitazione venezuelana nel più ampio contesto di solidarietà internazionale che unisce lotte in Medio Oriente, America Latina e oltre.
Tentativo di provocazione e solidarietà concreta
Prima della partenza del corteo romano si è verificato un episodio teso a frenare la compattezza della piazza: un gruppo, tra cui un cittadino venezuelano e alcuni esponenti del Partito Radicale, ha cercato di creare una provocazione “per le telecamere”. I presenti hanno reagito unitariamente respingendo l’iniziativa e coprendo i provocatori con banconote finte al grido di “mercenari”, riaffermando un forte spirito di autodifesa popolare.


Altre città: mobilitazioni convergono nella solidarietà
Anche a Milano, Torino, Bologna, Firenze, Pisa, Bari, Venezia, Rimini, Brescia e molte altre piazze italiane si sono organizzati cortei e presidi. A Milano, il corteo ha attraversato il centro della città, passando davanti alla sede dell’associazione palestinese recentemente chiusa nel quadro di quella che i manifestanti hanno definito una “montatura politico‑giudiziaria”, per poi raggiungere il Consolato USA.
A Torino la protesta ha assunto anche un forte momento simbolico: davanti alla sede locale della Rai è stata posata una lapide simbolica contro la disinformazione, seguita da una videochiamata con Nicolás Ernesto Maduro, figlio del presidente venezuelano, che ha ringraziato i manifestanti per il sostegno internazionale.

Presìdi e dibattiti locali
A Napoli, nella “Sala Gaetano Marati” della Federazione campana dell’USB, si è svolto un approfondito dibattito sulla situazione venezuelana, mentre a Palermo prima una assemblea pubblica e poi un presidio in piazza hanno animato la mobilitazione nel capoluogo siciliano.
Anche piazze più piccole come Ancona hanno partecipato con sit‑in sotto le prefetture, dove i manifestanti hanno esposto bandiere venezuelane e palestinesi chiedendo il rispetto del diritto internazionale e la fine di ogni forma di interventismo esterno.
Ciro Crescentini

