Sanzioni e embargo aggravano la crisi economica, mentre le potenze esterne cercano destabilizzazione
L’Iran affronta una nuova ondata di proteste, alimentate dalla crisi economica, dal crollo del rial e dalle restrizioni internazionali. Secondo le autorità iraniane, dietro le manifestazioni ci sarebbero tentativi di destabilizzazione orchestrati dall’esterno, in particolare da Israele e Stati Uniti, con il coinvolgimento diretto del Mossad, il servizio segreto israeliano.
Le tensioni hanno radici anche negli eventi del giugno 2025: dopo un attacco militare israeliano, il Primo Ministro Benjamin Netanyahu invitò apertamente il popolo iraniano a scendere in piazza contro la Repubblica Islamica. L’invito fallì: la popolazione non lo seguì e, anzi, si schierò a sostegno del governo.
Da allora, secondo Teheran, Israele e Washington hanno modificato la strategia, puntando su proteste economiche: le difficoltà reali – aggravate dalle sanzioni, dalle restrizioni e dall’embargo internazionale – sono state sfruttate da canali mediatici esterni per instillare senso di miseria e frustrazione nella popolazione. Durante le recenti manifestazioni, le autorità iraniane denunciano che forze addestrate dal Mossad si siano infiltrate nelle piazze per cavalcare le proteste, deviarne la direzione e provocare violenze, mentre messaggi di sostegno dagli Stati Uniti miravano a incoraggiare ulteriormente il malcontento.
Le violenze della notte scorsa a Teheran, secondo il sindaco Ali Reza Zakani, hanno avuto un impatto devastante:
- Attaccati 2 ospedali e centri medici
- Colpite infrastrutture economiche, con attacchi a 26 banche
- Incendiate 25 moschee
- Attaccate basi Basij e strutture di polizia
- Bruciati 48 camion dei pompieri
- I rivoltosi hanno attaccato anche i vigili del fuoco intervenuti per spegnere gli incendi
Queste azioni sono state definite dal governo iraniano come opera di “mercenari al servizio del Mossad, di Israele e degli Stati Uniti”, volte a provocare il caos e trasformare le proteste genuine in violenze generalizzate. La separazione tra manifestazioni per motivi economici e provocazioni orchestrate è ormai dissolta, e le strade rischiano di trasformarsi in un campo di battaglia, estensione della cosiddetta “guerra di 12 giorni” del giugno 2025.
Nonostante tutto, centinaia di migliaia di iraniani continuano a manifestare in sostegno della Repubblica e della sovranità nazionale. Le autorità avvertono che chiunque incoraggi le forze esterne o le provocazioni rischia di essere considerato traditore della patria, mentre la comunità internazionale teme che un’escalation possa sfociare in violenze ancora più gravi, con il coinvolgimento di missili e aerei da combattimento.
Red
