Le immagini diffuse da Channel 14 mostrano decine di attivisti della Global Sumud Flotilla inginocchiati e ammanettati nel porto israeliano di Ashdod
Le immagini diffuse dall’emittente israeliana Channel 14, vicina agli ambienti della destra nazionalista che sostiene il governo di Benjamin Netanyahu, mostrano i primi momenti successivi allo sbarco dei circa 430 attivisti della Global Sumud Flotilla fermati dalla marina israeliana tra lunedì e martedì mentre navigavano in acque internazionali. Il video, della durata di pochi secondi, è stato girato all’interno dell’area portuale di Ashdod, dove gli attivisti sono stati trasferiti dopo essere stati trattenuti per ore a bordo di una nave sotto controllo israeliano.
Nelle riprese compaiono agenti di sicurezza con il volto coperto e membri della polizia in uniforme nera che si muovono rapidamente all’interno di un grande hangar. Sul pavimento, decine di attivisti sono inginocchiati, piegati in avanti, con le mani bloccate dietro la schiena mediante fascette di plastica. In sottofondo viene diffuso dagli altoparlanti l’inno nazionale israeliano, mentre le telecamere documentano la scena senza alcun tentativo di nascondere le condizioni in cui vengono tenuti i fermati.
Poco dopo l’arrivo degli attivisti nel porto, fa il suo ingresso il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir, leader dell’estrema destra israeliana e figura simbolo del movimento dei coloni. Il ministro percorre l’hangar circondato dalle forze dell’ordine, mentre gli attivisti restano immobilizzati a terra. Nei video diffusi sui suoi canali social lo si vede agitare una bandiera israeliana e rivolgersi ai fermati con frasi provocatorie e slogan nazionalisti: «Benvenuti in Israele, qui comandiamo noi», oppure «Chiunque scenda qui, tutti questi sostenitori del terrore, capiranno cosa succede a chi attacca così Israele». In un altro passaggio grida «Am Yisrael Chai», espressione che significa «Il popolo di Israele vive». Ben-Gvir aveva già trasformato in un evento mediatico l’arrivo di precedenti missioni della flottiglia nel 2025, utilizzando toni simili contro gli attivisti filo-palestinesi.
Alla scena prende parte anche Miri Regev, ministra dei Trasporti ed esponente del Likud, da anni tra le figure più controverse della politica israeliana. In un filmato pubblicato sui social, Regev accompagna l’ingresso della nave nel porto commentando l’operazione davanti alle telecamere. Nel video definisce gli attivisti «sostenitori del terrorismo» e sostiene che la missione non avesse alcuna reale finalità umanitaria: «Non hanno portato alcun aiuto umanitario, non hanno alcun collegamento con gli aiuti umanitari». La ministra aggiunge poi: «Arrivano ubriachi, con l’alcol, sostenitori del terrore, per attaccare la sovranità dello Stato di Israele e danneggiare l’assedio ad Hamas». Infine conclude con due frasi nette: «Li rimanderemo indietro» e «Li metteremo in prigione».
Nel frattempo, gli avvocati dell’organizzazione per i diritti umani Adalah erano ancora in attesa di poter incontrare gli attivisti all’esterno dell’area portuale. In una nota ufficiale, Adalah ha denunciato il trattamento riservato ai membri della flottiglia, parlando di «abusi, umiliazioni e violazioni sistematiche dei diritti fondamentali». L’associazione sostiene che quanto avvenuto ad Ashdod rientri in una pratica già osservata durante precedenti missioni della flottiglia internazionale e accusa le autorità israeliane di agire senza reali conseguenze sul piano internazionale.
Nel comunicato, Adalah afferma inoltre: «Israele sta attuando una politica criminale di abuso e umiliazione contro gli attivisti che cercano di opporsi ai crimini in corso contro il popolo palestinese». L’organizzazione aggiunge che i propri legali e volontari hanno iniziato a fornire assistenza giuridica ai detenuti e continueranno a chiedere «il loro rilascio immediato e incondizionato». Infine, l’associazione rivolge un appello alla comunità internazionale affinché intervenga per garantire protezione agli attivisti e monitorare il comportamento delle autorità israeliane durante la detenzione e le procedure di espulsione.
Ciro Crescentini

