Il comunicato respinge le ingerenze di USA e Israele e chiede la fine delle sanzioni contro Teheran.
L’attuale scenario politico in Iran è segnato da una complessa intersezione di contraddizioni interne ed esterne. Secondo la Rete dei Comunisti, occorre distinguere tra due dinamiche fondamentali: da un lato, la pressione esterna esercitata da Israele e Stati Uniti, interessati a ridurre l’influenza regionale di Teheran; dall’altro, le contraddizioni interne legate al crescente divario tra le esigenze materiali e politiche della popolazione iraniana e la leadership della Repubblica Islamica.
Queste tensioni, pur intrecciandosi, presentano una priorità chiara. Il ripudio di qualsiasi aggressione israeliana e statunitense all’Iran e la fine delle sanzioni occidentali devono essere un punto fermo per tutti gli internazionalisti, affermano i comunisti.
Il comunicato ricorda come, negli ultimi venticinque anni, le potenze occidentali abbiano giustificato interventi militari e destabilizzazioni in numerosi paesi – dalla Somalia all’Iraq, dalla Jugoslavia alla Libia, fino alla Siria e al Venezuela – con motivazioni simili a quelle oggi usate per parlare delle proteste iraniane. Le sanzioni sono uno strumento della guerra e dell’ingerenza imperialista occidentale, ma gli stessi USA e l’Unione Europea si sono rifiutati di adottarle contro Israele nonostante il genocidio dei palestinesi, sottolinea la Rete dei Comunisti.
Le tensioni sociali interne sono altrettanto importanti. Le proteste popolari nascono da esigenze concrete e dal peggioramento delle condizioni di vita di ampi settori della popolazione, inclusi i bazari, storicamente decisivi nel sostegno alla Repubblica Islamica. A queste si aggiungono gli effetti delle scelte economiche liberiste e antipopolari realizzate dai cosiddetti “riformisti” del regime, in contrasto con i settori “ortodossi”, che rappresentano le popolazioni rurali e i ceti più poveri.
La struttura di potere religiosa appare oggi del tutto inadatta a rappresentare le esigenze di una società urbana moderna e culturalmente avanzata. Possiamo parlare senza tema di smentite di “contraddizione tra sviluppo delle forze produttive e rapporti sociali di produzione”, affermano i comunisti, evidenziando il divario tra la società e la sovrastruttura religiosa.
Secondo la Rete dei Comunisti, è fondamentale che la società iraniana possa esprimere liberamente le proprie tensioni. Nessuno può o deve dimenticare che lasciare che a condizionarne gli esiti siano le ingerenze imperialiste di USA, Israele e Unione Europea è inaccettabile e va respinto, affermano chiaramente. Il nostro sostegno va invece a chi si oppone alle aggressioni militari e alle politiche di sanzioni.
Le proteste e le mobilitazioni interne devono essere lette come espressione di conflitti sociali reali e di aspirazioni di modernizzazione politica, concludono i comunisti, e non come strumenti di intervento straniero. La Rete dei Comunisti invita quindi a distinguere tra lotte interne per la giustizia sociale e operazioni esterne di destabilizzazione, riaffermando il diritto del popolo iraniano a determinare il proprio destino.
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