Il Ssn compie 40 anni, ma non gode di buona salute

La ricorrenza celebrata nei giorni scorsi. La Fondazione Gimbe: servono rilancio del finanziamento pubblico, costruzione di un servizio socio-sanitario nazionale e riforma della sanità integrativa

Era il 23 dicembre del 1978, una data fondamentale nella storia del nostro Paese, perché segnava la nascita del Servizio Sanitario Nazionale. Oggi ricorrono i 40 anni di una grande conquista di civiltà: ma c’è poco da festeggiare. Il Ssn è stato smantellato negli anni – specie nel Mezzogiorno – dai ladroni della politica, che ne hanno fatto un bacino clientelare, sulla pelle dei cittadini; e dalle avide scelte di centrodestra (i privatizzatori) e centrosinistra (gli incapaci della riforma del titolo V nel 2001, che creò 20 sanità regionali diverse). A ricordarci l’amara ricorrenza è la fondazione Gimbe. Nei giorni scorsi, la ministra della Salute, Giulia Grillo, alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ha celebrato ufficialmente il 40° compleanno del Ssn, modello di sanità pubblica ispirato da princìpi di equità e universalismo, finanziato dalla fiscalità generale, che ha prodotto eccellenti risultati di salute e che tutto il mondo continua ad invidiarci. “Purtroppo in questi 40 anni – afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione Gimbe – i cittadini italiani non hanno acquisito piena consapevolezza che il nostro Paese dispone di un Ssn che si prende cura della nostra salute e che, in qualità di “azionisti di maggioranza”, tutti siamo tenuti a tutelare, ciascuno secondo le proprie responsabilità siano esse pubbliche o individuali”.

 

La ricorrenza cade in un momento particolarmente difficile, come dimostrato dalle analisi della Fondazione Gimbe, che hanno recentemente “diagnosticato” il Ssn come un quarantenne affetto da quattro “patologie”: imponente definanziamento pubblico, eccessivo ampliamento del “paniere” dei livelli essenziali di assistenza (Lea), sprechi e inefficienze, espansione incontrollata dell’intermediazione assicurativa. Inoltre, lo stato di salute del Ssn è influenzato da due “fattori ambientali”: la collaborazione (non sempre leale) tra Stato e Regioni e le aspettative (spesso irrealistiche) di cittadini e pazienti.

 

 

“Se vogliamo realmente mantenere un Ssn a finanziamento prevalentemente pubblico, preservando i princìpi di equità e universalismo definiti dalla Legge 833/78 – commenta Cartabellotta – è urgente mettere in atto un “piano terapeutico” personalizzato in grado di modificare sia la storia naturale di queste quattro malattie, sia di ridurre al minimo l’impatto dei fattori ambientali”.

 

Le proposte della Fondazione spaziano dal graduale e consistente rilancio del finanziamento pubblico, allo “sfoltimento” dei Lea secondo evidenze scientifiche e princìpi di costo-efficacia; dalla costruzione di un servizio socio-sanitario nazionale ad una inderogabile riforma della sanità integrativa; dal piano nazionale di disinvestimento dagli sprechi a quello di informazione scientifica di cittadini e pazienti; da maggiori capacità di indirizzo e verifica dello Stato sulle Regioni (nel pieno rispetto delle loro autonomie), al rilancio delle politiche del personale; dalla revisione dei criteri di compartecipazione alla spesa alla sana integrazione pubblico-privato. Tutte azioni che richiedono, indipendentemente dal colore dell’Esecutivo, un preciso programma politico, adeguati investimenti e riforme di rottura, perché oggi al Ssn non basta una “manutenzione ordinaria”, ma serve un radicale cambio di rotta per garantirne la sopravvivenza.

 

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