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Il caso Napoli Servizi, 350 euro in buoni pasto per rinunciare agli arretrati

Redazione by Redazione
7 Agosto 2025
in Attualità, Napoli, Notizie correlate
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La Corte di Cassazione annulla i verbali di conciliazione condivisi dai sindacati

Se ti costringono a firmare un accordo con la minaccia del licenziamento, non si chiama conciliazione. Si chiama ricatto occupazionale. E quando a spingerti a firmare sono quelli che dovrebbero difenderti, si chiama tradimento sindacale.

È questo il cuore della sentenza n. 20457 della Corte di Cassazione, che chiude una vicenda lunga sei anni e fa finalmente luce su ciò che è accaduto tra Napoli Sociale e Napoli Servizi, due società partecipate del Comune di Napoli.

Decine di lavoratori, al momento del trasferimento, furono costretti a firmare verbali di conciliazione che li obbligavano a rinunciare a diritti acquisiti e migliaia di euro di arretrati. L’alternativa? Perdere il lavoro.

Secondo la Suprema Corte, quei verbali erano nulli, perché ottenuti senza consenso libero e informato, ma sotto coazione psicologica. Il messaggio ai lavoratori era chiaro: “O firmi, o sei fuori”

Eppure, alcuni sindacati, invece di accogliere con rispetto la sentenza, hanno deciso di ironizzare sulla vittoria legale ottenuta da 40 lavoratori assistiti da avvocati indipendenti. In un volantino diffuso recentemente, le stesse sigle sindacali hanno commentato sarcasticamente che “tutta questa storia è servita solo a far guadagnare qualche avvocato”. Un insulto. Non solo ai professionisti che hanno restituito dignità e diritti a chi li aveva persi, ma soprattutto a chi ha lottato contro tutto e tutti.

Le organizzazioni coinvolte – Filcams Cgil, Fiadel, Uil Trasporti, Sll, Ugl, Uap, Usb, Cisal – non solo spinsero i lavoratori a firmare gli accordi annullati dalla Cassazione, ma sono le stesse che recentemente hanno promosso nuovi verbali di conciliazione: questa volta offrendo un passaggio contrattuale al 4° o 5° livello, in cambio della rinuncia a ogni arretrato. In cambio? Un buono pasto o buoni benzina da 350 euro una tantum.

Una elemosina, spacciata per tutela. Una nuova umiliazione firmata da chi dovrebbe difendere, non svendere.

E mentre i lavoratori pagavano di tasca propria gli avvocati che li hanno difesi, Napoli Servizi – su spinta dei sindacati – ha fatto ricorso in appello e poi in Cassazione, spendendo migliaia di euro di fondi pubblici per onorari legali aziendali, che vincessero o perdessero, venivano comunque regolarmente pagati.

Una macchina legale e sindacale al servizio dell’azienda, non del lavoratore.

I sindacalisti coinvolti in questa vicenda sono gli stessi da oltre due decenni. Nessun rinnovamento, nessun ricambio, nessuna reale democrazia interna. Sempre le stesse firme, gli stessi nomi, le stesse giustificazioni.

Oggi ironizzano sulle sentenze, ieri chiedevano ai lavoratori di “fidarsi” e firmare, oggi si schierano ancora una volta contro chi chiede giustizia.

La Cassazione ha parlato chiaro. Quegli accordi erano illegittimi, estorti con minacce e pressioni indebite.
Ha ordinato la reintegrazione piena dei lavoratori, il pagamento degli arretrati, il riconoscimento di tutti i diritti.

Una vittoria che non cancella gli anni di sofferenza, ma restituisce dignità a chi non ha chinato la testa. I lavoratori hanno vinto non grazie ai sindacati ma nonostante i sindacati. La domanda ora è una sola: che credibilità hanno sindacati che deridono una sentenza della Suprema Corte? Come si può continuare a chiamare “rappresentanti dei lavoratori” chi ha sostenuto accordi nulli, promosso ricatti e fatto propaganda contro le vittime?

E nonostante le sentenze della Cassazione, Napoli Servizi continua a non ottemperare a quanto stabilito dalla giustizia. I lavoratori attendono ancora il pieno riconoscimento dei propri diritti, mentre il silenzio delle istituzioni e la complicità sindacale aggravano un’inaccettabile ingiustizia.

I lavoratori meritano giustizia, rispetto, e verità. E la prima verità è questa: chi ti obbliga a firmare contro la tua volontà, non è un sindacalista. È un complice del tuo sfruttamento.

Ciro Crescentini

Tags: CassazioneNapoli servizisindacati
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