La riduzione delle forniture energetiche aggrava una crisi già strutturale sull’isola
Le autorità cubane attribuiscono la profonda crisi economica ed energetica che sta colpendo l’isola al perdurare del blocco imposto dagli Stati Uniti, definito da L’Avana come un “strangolamento economico” che limita accesso a mercati internazionali, credito, forniture energetiche e transazioni finanziarie. In questa lettura, l’inasprimento delle misure restrittive avrebbe inciso in modo decisivo sulla capacità del paese di importare petrolio, alimenti e medicinali, aggravando vulnerabilità già strutturali.
A ciò si aggiunge la contrazione delle forniture da parte dei partner tradizionali, in particolare Venezuela e Messico, che negli anni scorsi garantivano una quota significativa del fabbisogno energetico cubano. La riduzione di questi flussi ha prodotto una crisi del sistema di approvvigionamento di carburante, con effetti diretti sulla produzione elettrica e sulla distribuzione interna delle risorse.
Il sistema energetico nazionale opera ormai in condizioni di forte instabilità, con frequenti interruzioni della corrente e, in alcuni casi, collassi generalizzati della rete. Le autorità sono costrette a razionare il carburante disponibile, riservandolo principalmente alla generazione elettrica e ai servizi essenziali, mentre trasporti e attività economiche restano fortemente condizionati.
La carenza di carburante ha effetti a catena sull’intero sistema dei servizi pubblici: i trasporti urbani sono ridotti, la logistica alimentare rallenta e anche il funzionamento degli ospedali risulta compromesso in alcune aree. Parallelamente, la disponibilità di beni di prima necessità – dai generi alimentari ai farmaci – è irregolare e insufficiente a coprire la domanda interna.
In questo contesto, il mercato informale assume un ruolo sempre più centrale nella distribuzione di beni essenziali, seppur a prezzi spesso incompatibili con il potere d’acquisto medio della popolazione. Il turismo, una delle principali fonti di valuta estera del paese, ha registrato inoltre una contrazione significativa, con una riduzione dei flussi internazionali e un parziale sottoutilizzo delle infrastrutture ricettive.
Sul piano politico ed economico, la crisi viene letta in modo divergente: da un lato come conseguenza diretta delle restrizioni esterne e delle difficoltà nei circuiti finanziari internazionali, dall’altro come effetto combinato di rigidità strutturali interne e inefficienze del sistema produttivo. Il risultato è una condizione di persistente fragilità macroeconomica ed energetica.
Dentro questo scenario, la quotidianità sull’isola si sviluppa in un equilibrio instabile tra funzionamento e interruzione. L’Avana e le altre città vivono scandite dalla disponibilità intermittente di elettricità, acqua e carburante. Le attività domestiche e lavorative vengono concentrate nelle ore di energia disponibile, mentre i blackout impongono pause improvvise alla vita urbana.
Le strade si trasformano durante le interruzioni di corrente: interi quartieri restano al buio, attraversati solo da veicoli isolati e da generatori privati che funzionano a intermittenza. Le attività commerciali operano con orari flessibili e imprevedibili, mentre le famiglie organizzano la giornata in base alle forniture disponibili.
Nei punti vendita statali i prodotti arrivano in quantità limitate e si esauriscono rapidamente, generando code e attese quotidiane. Questo contribuisce allo sviluppo di reti informali di scambio e distribuzione, che diventano fondamentali per l’approvvigionamento della popolazione.
Il mercato parallelo si è progressivamente consolidato come struttura economica alternativa. Qui si reperiscono alimenti, farmaci e carburante, ma a prezzi molto superiori a quelli ufficiali. La perdita di valore della moneta nazionale ha ulteriormente complicato l’accesso ai beni essenziali.
Anche i servizi sanitari operano sotto forte pressione. La disponibilità di energia e di forniture mediche condiziona la continuità delle cure, mentre il trasporto dei pazienti e il funzionamento delle strutture ospedaliere risultano intermittenti.
Nel complesso, la città non si arresta ma procede per frammenti: una realtà in cui la normalità non è più continua, ma dipende ogni giorno dalla disponibilità irregolare delle risorse fondamentali.
Alessandro Manna

