Dalla ricerca scientifica ai laboratori di difesa: il dossier che inchioda le università e imbarazza l’Europa.
Le università israeliane non sono luoghi distanti dal potere politico e militare, ma rappresentano un ingranaggio fondamentale del sistema di difesa nazionale. È quanto emerge dal volume “Torri d’avorio e d’acciaio”, pubblicato nel 2024 dall’antropologa Maya Wind, che documenta centinaia di casi di ricerca accademica applicata alla produzione bellica, all’addestramento dei soldati e alla giustificazione legale e politica dell’occupazione. Secondo l’analisi della ricercatrice, il legame tra i complessi industriali militari e i campus è talmente stretto che in alcuni casi i confini tra le due realtà risultano quasi invisibili.
Un’inchiesta congiunta condotta da Investigate Europe e Reporters United ha ulteriormente documentato il coinvolgimento diretto di diversi atenei in attività legate alle operazioni militari. Nonostante le evidenze raccolte avrebbero potuto spingere la Commissione europea a valutare la sospensione dei finanziamenti del programma Horizon Europe per presunte violazioni dei principi etici, i fondi continuano a essere erogati senza interruzioni.
Nel dettaglio, i dati mostrano come istituzioni di primo piano collaborino stabilmente con le forze armate. L’Università di Tel Aviv promuove iniziative come i programmi Galim ed Erez, pensati per formare specialisti in ingegneria informatica destinati ai reparti combattenti e alle unità d’élite. L’ateneo ha inoltre ammesso pubblicamente, tramite i propri canali social, di aver gestito una struttura operativa ingegneristica a supporto delle truppe impegnate nella Striscia di Gaza.
Simili dinamiche caratterizzano l’Università Ebraica di Gerusalemme, sede di percorsi accademici riservati ai militari come il programma Havatzalot, volto alla preparazione dei futuri ufficiali dell’intelligence, e il progetto Gamla, orientato alla formazione strategica per i quadri dei servizi segreti in stretta cooperazione con le forze armate. Nello stesso ateneo, l’Istituto di criminologia collabora con le forze di sicurezza attraverso corsi specifici rivolti al personale di polizia, finalizzati a tradurre la ricerca accademica in procedure operative sul campo.
Un ruolo centrale è ricoperto anche dal Technion di Haifa, storico partner dell’industria della difesa fin dalla fondazione dello Stato nel 1948, con legami strutturati con aziende come Rafael ed Elbit. Tra le tecnologie sviluppate con il contributo dell’istituto figurano i bulldozer corazzati telecomandati D9, impiegati nelle demolizioni di edifici nei territori palestinesi, e dispositivi di controllo delle folle come il sistema acustico “The Scream”, basato sull’uso di cannoni sonici. Inoltre, il Technion ha sottoscritto un’intesa quinquennale con Elbit per finanziare studenti e ricercatori impegnati in progetti legati ai sistemi visivi per caschi di piloti di caccia.
Coinvolgimenti analoghi riguardano altri importanti poli accademici nazionali, tra cui l’Istituto Weizmann, l’Istituto Tecnologico di Holon e le università di Ben Gurion, Haifa e Bar-Ilan. Interpellati in merito dalle testate d’inchiesta europee, i vertici dei diversi istituti non hanno fornito riscontro alle richieste di chiarimento.
Alessandro Manna

