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Grazia a Roggero, la provocazione di Sergio Cararo: «Perché non concederla anche a Cesare Battisti?»

Redazione by Redazione
22 Luglio 2026
in Attualità, Notizie correlate
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Il direttore di Contropiano distingue la provocazione politica dalla proposta storica di un’amnistia per gli ex militanti della lotta armata degli anni Settanta e Ottanta

La proposta avanzata da una parte del centrodestra di concedere la grazia a Mario Roggero, il gioielliere condannato in via definitiva per l’uccisione di due rapinatori dopo un inseguimento, continua a suscitare polemiche. A trasformare il dibattito in un terreno di scontro politico è stato però l’intervento di Sergio Cararo, direttore del giornale online indipendente Contropiano, che ha rilanciato una proposta volutamente provocatoria: se si apre una discussione sulla grazia per Roggero, perché non porre sul tavolo anche quella per Cesare Battisti ex militante delle Brigate Rosse?

La provocazione non nasce dall’intenzione di equiparare due vicende profondamente diverse sul piano storico, giudiziario e politico. Al contrario, il suo obiettivo dichiarato è quello di mettere in evidenza quelli che Cararo considera i doppi standard con cui la politica, e in particolare la destra, affronta il tema della giustizia e della clemenza.

«A questo punto sarebbe legittimo chiedere la grazia anche per Cesare Battisti», scrive il direttore di Contropiano, precisando immediatamente che non si tratta dell’apertura di una campagna per i prigionieri politici. Il riferimento, infatti, è a una questione differente.

Cararo ricorda come il suo giornale sostenga da decenni una prospettiva politica completamente diversa: l’amnistia per i detenuti che hanno partecipato alla lotta armata degli anni Settanta e Ottanta. Una proposta avanzata sin dal 1984 e fondata sull’idea che quella stagione, pur nella sua drammaticità, non possa essere affrontata esclusivamente come una questione penale ma richieda anche una soluzione politica capace di chiudere definitivamente una ferita della storia italiana.

Per il direttore di Contropiano, dunque, la provocazione sulla grazia a Battisti non coincide con la proposta di amnistia. Sono due piani distinti.

Il primo riguarda la battaglia politica del presente. Cararo sostiene che una parte della sinistra finisca troppo spesso per limitarsi a difendere il principio di legalità, mentre la destra riesce a imporre il proprio terreno di gioco attraverso campagne mediatiche costruite su casi simbolici. Da qui l’idea di «scombinare lo schema», costringendo gli avversari politici a confrontarsi con le contraddizioni della propria impostazione.

Secondo questa lettura, se il centrodestra ritiene legittimo invocare la grazia per un uomo condannato in via definitiva per omicidio come Roggero, dovrebbe spiegare perché lo stesso principio non possa essere nemmeno preso in considerazione nel caso di Cesare Battisti, figura che continua a rappresentare uno dei simboli più controversi della lotta armata italiana.

È una provocazione politica, non una richiesta giuridica. Il suo scopo è spostare il baricentro del confronto e mettere in difficoltà una narrazione che, secondo Cararo, tende a distinguere i casi non sulla base del diritto ma dell’appartenenza politica.

Il direttore di Contropiano insiste anche su un altro aspetto: continuare a discutere soltanto di singoli casi rischia di impedire una riflessione più ampia sulla stagione della lotta armata.

L’Italia, a oltre quarant’anni dalla conclusione di quella fase storica, non ha mai affrontato fino in fondo il tema della sua chiusura politica. Diversamente da altri Paesi che hanno conosciuto conflitti interni o periodi di violenza politica, non vi è mai stato un provvedimento generale capace di separare definitivamente la memoria storica dalla gestione giudiziaria di quei fatti.

È qui che riaffiora la proposta dell’amnistia politica. Non come atto di rimozione della memoria né come cancellazione delle responsabilità, ma come scelta dello Stato di dichiarare conclusa una stagione storica eccezionale.

Il dibattito è destinato inevitabilmente a dividere. Per molti, ogni ipotesi di clemenza nei confronti degli ex militanti della lotta armata rappresenta un’offesa alle vittime del terrorismo. Per altri, invece, la permanenza di detenuti o di misure eccezionali legate a fatti risalenti a quasi mezzo secolo fa dimostra come quella stagione non sia mai stata realmente chiusa sul piano politico.

È proprio questa discussione che la provocazione di Cararo cerca di riaprire.

Più che la grazia a Cesare Battisti, il punto è costringere il sistema politico a confrontarsi con una domanda rimasta irrisolta dagli anni Ottanta: è possibile continuare ad affrontare esclusivamente attraverso il diritto penale una vicenda che appartiene ormai alla storia della Repubblica?

Nel finale del suo editoriale Cararo sostiene che la sinistra debba smettere di giocare esclusivamente in difesa e rivendica la necessità di un’iniziativa politica capace di ribaltare il terreno dello scontro. In questo senso la proposta sulla grazia a Battisti assume il valore di uno strumento polemico per denunciare quelli che considera doppi standard nel dibattito pubblico.

Resta una provocazione destinata a suscitare reazioni opposte. Ma proprio per questo riporta al centro una questione che da decenni attraversa la storia italiana senza trovare una soluzione condivisa: il rapporto tra giustizia, memoria, riconciliazione e chiusura politica degli anni della lotta armata.

Ciro Crescentini

L’editoriale di Sergio Cararo pubblicato sul giornale online Contropiano

Sulla questione della grazia al gioielliere condannato per omicidio Mario Roggero ormai si stanno vedendo e sentendo cose inaccettabili e paradossi che non stanno in piedi. Ma la destra su questo terreno melmoso si muove come un pesce nell’acqua. Il problema – per chi mantiene un minimo di raziocinio e dignità – e che non si deve più giocare sulla difensiva.

A questo punto – e in modo relativamente paradossale – sarebbe legittimo chiedere la grazia anche per Cesare Battisti, scombinando lo schema di gioco che abbiamo davanti agli occhi e buttando la questione tra i piedi della destra e dei forcaioli, costringendoli a balbettare e ad arrampicarsi sugli specchi.

E’ decisivo precisare che non stiamo parlando di una campagna sui prigionieri politici, come molti potrebbero equivocare. Si tratta di altra cosa. Per quella è dal 1984 che sosteniamo l’ipotesi di una amnistia per i prigionieri come fatto politico.

Stiamo parlando di un’altra questione e cioè di come non piegarsi alle onde lunghe della invasiva e aggressiva propaganda della destra in questa materia, di non limitarci a ripiegare continuamente sugli interstizi della difesa della legalità e dello stato di diritto di fronte a forze che se ne fregano dell’una e dell’altro, ma sul come invece scombinare le carte anche sul loro melmoso terreno.

Se qualche pezzo della sinistra o dell’intellettualità in Italia trovasse il coraggio politico di giocare d’attacco su questo terreno, potremmo assistere a scenari inediti e ai quali la destra – abituata a passare liscia troppo facilmente – si troverebbe in difficoltà, in Parlamento come nei dibattiti televisivi, negli incontri pubblici come nei bar di quartiere.

Il contesto dei casi Roggero-Battisti parla infatti di gioiellieri condannati perché hanno sparato e ucciso e di chi è stato condannato per aver ideato di sparare e uccidere i gioiellieri che sparano e uccidono. Nel caso Torreggiani Battisti infatti è stato condannato per aver ideato il delitto del gioielliere milanese ma non per averlo commesso materialmente.

A ben guardare si tratta di una montagna di merda comunque la si guardi e di due casi diversi tra loro che non hanno certo provocato simpatie diffuse.

La destra, forcaiola oltre misura nei confronti di Cesare Battisti, cerca invece di creare consenso e simpatia per il gioielliere omicida Roggero, sparando paradossi assurdi e addirittura proposte di legge per far ottenere la grazia a Roggero.

Piuttosto che balbettare di fronte a queste paradossali e vergognose argomentazioni, sarebbe più efficace gettarne altrettante tra i piedi della destra, costringendo loro – in questo caso – a dover fare le precisazioni, a rifugiarsi dietro le sentenze, a fare i distinguo tra caso e caso, a balbettare, in ogni modo a doversi mettersi sulla difensiva per affermare che la loro grazia a Roggero sarebbe giusta e quella a Battisti no. E sui doppi standard sappiamo che la partita la perdono.

Con questa destra non si può più giocare pulito né, soprattutto, giocare sulla difensiva.

Come spieghiamo nel nostro editoriale siamo ormai entrati nell’epoca della barbarie, influenzata indubbiamente da una logica suprematista e da un clima di guerra incombente – che dunque prevede sia un fronte esterno che un fronte interno – ma anche dal degrado della stessa civilizzazione capitalistica così come l’abbiamo conosciuta. Dunque, per dirla con Pertini, “a brigante, brigante e mezzo”.

Tags: Amnistia politicacesare battistiGrazia presidenzialeMario RoggeroSergio Cararo
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