Governo, l’anatema di Salvini: “Conte bis il sogno di Parigi, Berlino e Bruxelles”

Parole di quasi congedo del leader leghista: “Il premier confermato è il Monti bis, non avrebbe mai permesso una manovra basata sulla flat tax. Pd e M5S sono due mondi diversi, stanno già litigando al loro interno”

Sono quasi parole di congedo dal governo e dal Viminale, e anticipano il mantra dei prossimi mesi, forse anni. Se nascesse un esecutivo Pd-Ms5 “sarebbe un governo debole – pronostica Salvini-, sicuramente il più ambito a Bruxelles, Parigi e Berlino”. Il leader leghista omette di dire Washington, dopo l’endorsement a Conte di un (ex?) beniamino come Trump. Ma il concetto è chiaro: Salvini si erge a baluardo del popolo, ancora contro le élites. E così, le consultazioni al Quirinale diventano prove generali di opposizione, per la Lega. In parlamento e, forse, nelle piazze.

“Secondo il rituale – spiega il segretario del Carroccio – siamo stati rapidi, precisi, diretti, onesti fino in fondo con il presidente Mattarella cui abbiamo espresso lo sconcerto non della Lega ma di milioni di italiani rispetto al teatrino della guerra delle poltrone che si verifica da giorni”. Poi parte la prima accusa: “Tutta la storia di questi giorni ci sta confermando che non ci avrebbero mai permesso una manovra coraggiosa formata sulla flat tax e questo ci spiega i no di Giuseppe Conte“. Secondo uno schema prevedibile, arriva l’altro anatema. “Unico collante” di questo governo “è – giura Salvini – l’odio nei confronti della Lega, primo partito italiano che ha avuto la forza di rimettere i suoi ministeri nelle mani del popolo italiano dicendo ‘giudicateci’. Su infrastrutture e politica estera”. Quanto a Pd e M5S “sono due mondi diversi. Nella Lega c’è – aggiunge – una compattezza e una incredulità a fronte di quella che non è una maggioranza. Sfido a dirmi che Pd e M5s sono maggioranza quando stanno già litigando al loro interno”. Il ministro dell’interno trattiene a stento la rabbia. “Dal Pd – ripete – non mi aspetto nulla, non cerco coerenza e dignità dove prevale la fame di poltrone. Sto seguendo però il dibattito nel M5S, nato per fare la rivoluzione e che ora fa il Governo con i massimi difensori del sistema, il Governo Ursula, telecomandato da Merkel e Macron, con il partito degli intrallazzi e degli inciuci che andava a cena per riformare la giustizia, riorganizzava gli assetti delle banche, quello di Bibbiano e della legge Fornero”. E se il leader della Lega deve elaborare il divorzio dai 5 stelle, continua a rovesciare livore sui dem. “Dal Pd, partito incredibile – afferma-, ci si aspetta di tutto in nome della poltrona, parlano di discontinuità con lo stesso presidente del Consiglio e gli stessi ministri”. Ma il bersaglio non è solo il Nazareno. “Conte – attacca Salvini – ha trovato la maggioranza su indicazioni del G7. Sta arrivando il Monti bis'”. Ma è pronto lo slogan del futuro. “La verità vera è che 60 milioni di italiani – insorge – sono ostaggio di 100 parlamentari che hanno paura di mollare la poltrona. Qualcuno può dire, questa è la democrazia. Allora non ci si stupisca se la gente non vota”. Di urne ne sentiremo riparlare, dalle parti di Salvini.

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