Governo, Conte “licenzia” Siri: “Si dimetta, la sua revoca al prossimo Cdm”

Il premier: “Non dico che è colpevole, ma ha proposto una legge per interessi di parte”. Lui: “Chiedo 15 giorni per parlare con i magistrati”. Di Maio: “Non esulto, ma sulla questione morale non si arretra. Niente dilazioni, o votiamo sulla cacciata e abbiamo i numeri”

“All’ordine del giorno del prossimo Consiglio dei ministri porrò la mia proposta di revoca del sottosegretario Armando Siri”. Il premier Giuseppe Conte rompe l’impasse sul senatore leghista indagato per corruzione. In una conferenza stampa a Palazzo Chigi, spiega le mosse per costringerlo al passo indietro. “Il sottosegretario Armando Siri si dimetta – ingiunge il premier-. Non dico che è colpevole, ma ha proposto una legge per interessi di parte”. Conte garantisce di assumersi “tutta la responsabilità politica” dell’iniziativa: il primo consiglio dei ministri, utile a chiudere la vicenda, si dovrebbe tenere l’8 o il 9 maggio. Da parte sua, l’interessato tenta un’ultima manovra, per scongiurare un destino segnato. “Confido che una volta sentito dai magistrati – dichiara il sottosegretario – la mia posizione possa essere archiviata in tempi brevi. Qualora ciò non dovesse accadere, entro 15 giorni, sarò il primo a voler fare un passo indietro, rimettendo il mio mandato, non perché colpevole, bensì per profondo rispetto del ruolo che ricopro”. Siri assicura che “la disponibilità dei magistrati ad essere ascoltato c’è e confido di poterlo fare a brevissimo”. Salvini, dal canto suo, è a Budapest, dove spiega di non aver parlato con Conte. “Qualunque decisione – dichiara il leader della Lega – mi va bene, se me la spiega e la spiega agli italiani. Se chiedono a voi di dimettervi perché due tizi all’autogrill parlano di voi, voi direste di no. Fatemi spiegare la mia ad un giudice e poi ne riparliamo”. Ma il vincitore della partita Siri è l’altro vicepremier, Luigi Di Maio, in pressing per le dimissioni da 15 giorni. “Non esulto – afferma a a Otto e mezzo su La7-, non c’è alcuna vittoria o sconfitta. Sono contento che il governo possa andare avanti e la questione possa chiudersi. In casi di corruzione si tirano in ballo i soldi degli italiani”. Di Maio rimarca che il caso “si poteva risolvere prima con un’iniziativa del singolo, senza coinvolgere l’intero governo”. Chiusura netta sull’ipotesi di dare altri 15 giorni a Siri (“una furbata”). E lancia un avvertimento: “Spero non si arrivi al voto in cdm, se così fosse il M5S voterebbe a favore, ha la maggioranza assoluta”. Ma subito dopo lancia un segnale all’alleato: “Vediamoci e continuiamo a lavorare per risolvere i problemi degli italiani. Conosco la Lega e conosco Salvini come persona intelligente e di buon senso. Aprire una crisi di governo credo non dia una bella immagine”.

 

 

Intanto, Conte squaderna il capo d’accusa politico a Siri. “Il sottosegretario si è prestato a prendere l’istanza – argomenta il premier – di un imprenditore che avrebbero favorito alcune sue attività già concluse. Ho sempre rivendicato per questo governo un alto tasso di etica pubblica. Ci tengo a dirlo, è normale ricevere suggerimenti per modifiche o introduzione di norme, ma come governo abbiamo la responsabilità di discernere e valutare se queste proposte hanno carattere di generalità o se avvantaggiano il tornaconto di singoli. In questo caso la norma non era generale e astratta, ho quindi valutato la necessità e opportunità di dimissioni del sottosegretario”. Camminando sul filo da equilibrista, invita la Lega “a non lasciarsi guidare da reazioni corporative”, e i 5 stelle a “non approfittare di questa soluzione per cantare una vittoria politica“. Ma il dado è tratto, e non c’è spazio per altra melina. “Ho letto le dichiarazioni di Siri – precisa Conte-. Però io credo che la vicenda giudiziaria avrà un suo corso, quella politica un altro. Noi dobbiamo essere credibili, responsabili, le dimissioni o si danno o non si danno, le dimissioni future non hanno molto senso”.

 

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