Il Comitato per il No e la società civile uniti contro la riforma Nordio: prima iniziativa pubblica il 10 gennaio 2026
La mobilitazione contro la riforma costituzionale della giustizia promossa dal ministro Carlo Nordio entra in una fase decisiva. In poche settimane è partita una raccolta firme per chiedere un referendum confermativo sulla separazione delle carriere in magistratura, iniziativa che ha già superato un primo traguardo simbolico: oltre 50 mila adesioni, precisamente 51.770, registrate sulla piattaforma digitale del ministero della Giustizia nel primo pomeriggio.
L’obiettivo finale resta ambizioso: 500 mila firme in 90 giorni, il tempo massimo previsto dalla legge dopo la pubblicazione della riforma in Gazzetta Ufficiale. La raccolta, avviata il 22 dicembre nonostante il periodo festivo, dovrà concludersi entro il 30 gennaio 2026.
A rilanciare l’appello alla partecipazione è stato il presidente del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, che sui social ha invitato i cittadini a dedicare «due minuti del vostro tempo per dire che non ci stiamo» a una riforma che, a suo giudizio, «non serve alla giustizia ma protegge la casta dei politici rendendola ancora più intoccabile». Secondo l’ex premier, il tentativo di accelerare i tempi del referendum risponderebbe alla volontà di «non permettere al fronte del No di informare i cittadini e crescere», mentre «tanti media in mano alla propaganda del Governo continuano a diffondere notizie false sui contenuti e le conseguenze della riforma».
Giuseppe Conte ha inoltre sostenuto che «al ministro Carlo Nordio è scappata in due occasioni la verità», spiegando che la riforma «non serve a migliorare la giustizia, ma a far stare più riparati e tranquilli governi e politici di ogni schieramento rispetto alle inchieste». Da qui l’invito conclusivo: «Partecipiamo, firmiamo, votiamo».
L’iniziativa referendaria è stata promossa formalmente da un gruppo di 15 cittadini che hanno depositato il quesito in Cassazione. Uno di loro, l’avvocato Pier Luigi Panici, ha spiegato all’ANSA che «il referendum è indetto con decreto del Presidente della Repubblica, su deliberazione del Consiglio dei Ministri, entro sessanta giorni dalla comunicazione dell’ordinanza che lo abbia ammesso». La legge 352 del 1970, ha aggiunto, stabilisce che «la data del voto deve cadere in una domenica compresa tra il 50° e il 70° giorno successivo», rendendo impossibile una consultazione ai primi di marzo.
Secondo Pier Luigi Panici, «in caso di violazione di tali norme faremo immediatamente ricorso d’urgenza al TAR», sottolineando che la raccolta firme può proseguire fino al 30 gennaio 2026.
Il superamento della soglia delle 500 mila firme garantirebbe ai promotori anche il rimborso elettorale e l’accesso agli spazi televisivi previsti dalla par condicio, rafforzando così la possibilità di informare i cittadini sui contenuti della riforma.
Sulla raccolta firme si è registrata la convergenza di ampi settori dell’opposizione. Debora Serracchiani, deputata del Partito Democratico e responsabile Giustizia, ha dichiarato che «quindici cittadini hanno lanciato una raccolta firme di cui tutti dobbiamo tener conto, soprattutto il Governo». Richiamando la posizione della segretaria Elly Schlein, ha ribadito che «la riforma Nordio non renderà la giustizia più efficiente ed equa, ma è il tentativo della destra di indebolire l’indipendenza della magistratura», avvertendo che «qualsiasi forzatura rischia di bypassare il diritto dei cittadini a esprimersi».
Sostegno anche da Alleanza Verdi e Sinistra. Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni hanno affermato che «una firma è un atto di difesa della democrazia e della Costituzione», aggiungendo che «arrivare al referendum attraverso la partecipazione diretta dei cittadini è un grande esercizio di democrazia». I due parlamentari hanno auspicato che «il governo rispetti la volontà popolare e non precluda questo diritto costituzionale».
Alla campagna ha aderito anche Giovanni Bachelet, presidente del Comitato per il No alla riforma sulla separazione delle carriere, che ha spiegato: «Ritengo questa raccolta firme utile e sinergica rispetto alla nostra iniziativa, tanto è vero che anche io ho firmato». Il comitato, ha ricordato, riunisce numerose associazioni della società civile confluite nel percorso della Via Maestra.
Giovanni Bachelet ha inoltre annunciato che «il 10 gennaio si terrà la prima iniziativa pubblica, aperta a cittadini, partiti e comitati che condividono la battaglia per mantenere l’unitarietà della magistratura». Rispondendo all’ipotesi di un voto anticipato, ha osservato che «forse il governo ha paura del voto e non vuole che i cittadini siano informati», pur dichiarandosi fiducioso che «alla fine la decisione sarà equilibrata».
La possibilità di firmare resta aperta fino al 30 gennaio 2026 attraverso la piattaforma ufficiale del ministero della Giustizia, accessibile tramite SPID, CIE o CNS. La sfida ora è trasformare il fronte politico e civico contrario alla riforma in una mobilitazione capace di portare la questione al giudizio diretto degli elettori.
Ciro Crescentini
REFERENDUM OPPOSITIVO ALLA RIFORMA COSTITUZIONALE DELLA MAGISTRATURA – RACCOLTA FIRME ✍️
Partecipa alla raccolta firme per il referendum oppositivo alla riforma costituzionale della magistratura.
Come firmare:
Link diretto alla piattaforma: firmereferendum.giustizia.it
- Clicca sul tasto “Accedi” e inserisci le tue credenziali tramite SPID, CIE o CNS.
- Seleziona il campo:
“Raccolta di almeno 500.000 firme per il referendum confermativo del testo della legge costituzionale concernente ‘Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare’”. - Clicca su “Sostieni l’iniziativa” e segui le istruzioni finali.
Scadenza: è possibile firmare fino al 30 gennaio 2026.

