Giustizia, i magistrati onorari scrivono a Cartabia

Al centro della lettera aperta il forte malessere della categoria, sempre più precaria

I 4886 i magistrati onorari trattano nel complesso oltre il 50% dell’intero contenzioso di primo grado. Sono 1.100.000 circa i procedimenti definiti nel 2019 da loro: 938.378 nel civile e 153.611 nel penale; 40 milioni i procedimenti definiti negli ultimi 20 anni. Il giudizio dinanzi del giudice di pace dura in media meno di un anno, -10,3 mesi- e solo il 3% delle sentenze emanate nel settore civile è oggetto di impugnazione (relazione Barbuto, pagg.10 e 20). E con l’introduzione del Gdp, i processi di cognizione trattati dai Tribunali sono diminuiti di quasi del 60% dal 1994 al 2013, passando da 707.149 ai 309.290. Eppure, la categoria dei magistrati onorari vive un forte malessere. Sulla scorta del malcontento, l’associazione di categoria Aimo ha scritto una lettera aperta alla guardasigilli Cartabia, firmata dal presidente Vincenzo Crasto. Ecco il testo integrale.

Il Governo intende giustamente porre al centro del suo programma la riforma della giustizia, specie del settore civile allo scopo di abbattere l’enorme arretrato, vieppiù aggravatosi durante l’emergenza pandemica. Cesare Mirabelli commentando la sentenza 41/21 della Corte Costituzionale ha ricordato che i giudici di pace trattano quasi la metà delle cause civili di merito ed ha proposto di chiamare un maggior numero di magistrati onorari a svolgere funzioni consentite ai giudici singoli anche nei tribunali.  Nei giorni scorsi abbiamo appreso dalla stampa, non senza stupore, che nel nostro paese un giudizio può durare anche 55 anni. Eppure anche nel settore giustizia esistono eccellenze, ci riferiamo in particolare ai giudici di pace ed ai vice procuratori onorari, che amministrano una giustizia “a legge Pinto zero”, secondo standard europei e nel rispetto del principio costituzionale della ragionevole durata dei giudizi. La soluzione prospettata dal presidente emerito della Corte costituzionale appare assolutamente condivisibile e produrrebbe certamente in breve l’abbattimento dell’arretrato. I giudici di pace sono espressamente menzionati in Costituzione (art. 116 Cost.), risultano quindi elementi indefettibili nel nostro ordinamento e si occupano di materie che lungi dall’essere bagatellari sono molto delicate, quali quella penale e dell’immigrazione, i Got definiscono giudizi del valore di milioni di euro, i vice procuratori sostengono l’accusa nella quasi totalità delle udienze dinanzi al giudice monocratico.

Secondo i dati del ministero della Giustizia in media un giudizio dinanzi al giudice di pace dura meno di un anno, ciascun magistrato definisce 830 procedimenti annui ed è in servizio da circa 25 anni, dopo aver superato un concorso per titoli ed essere stato nominato solo all’esito di un tirocinio concluso con valutazione positiva e numerose procedure di conferma quadriennale, anch’esse di natura paraconcorsuale, come affermato già nel 2011 dalla Suprema Corte (Cass. Sent. n. 4410/2011). All’ultimo concorso per giudici di pace hanno partecipato ben 70.000 candidati e sono stati dichiarati vincitori meno di 1.000 tra questi. Come evidenziato recentemente dal presidente ANM Santalucia si tratta ormai di magistrati altamente professionali. L’onorarietà risulta in concreto una fictio, in quanto la stragrande maggioranza dei magistrati è impegnato a tempo pieno 6 giorni su 7 e non esercita altre attività, dovendosi piuttosto parlare di vera e propria precarietà. L’autorevole Centro Studi Livatino ha dato un giudizio negativo sui metodi di Alternative Dispute Resolution e di mediazione. Pertanto è altamente probabile che tali rimedi anche in futuro, presi singolarmente, non saranno sufficienti a risolvere il problema del debito di giustizia. L’inefficienza della giustizia costa al nostro Paese il 2,5% del PIL, una cifra enorme pari a circa 40 miliardi di euro. Con la riforma della magistratura onoraria del 2017, che entrerà definitivamente in vigore il 15 agosto prossimo la paralisi del sistema è certa nell’an e nel quando.

Lo stesso CSM evidenziò, immediatamente, nel suo parere sulla riforma del 2017 che l’utilizzo part time dei magistrati onorari appariva inadeguato rispetto alle effettive esigenze degli uffici, requirenti e giudicanti, in quanto, attualmente, sia ai vice procuratori onorari sia ai giudici onorari di Tribunali si chiede un impegno lavorativo che va molto spesso al di là dei due giorni di lavoro a settimana sicché limitarne l’impiego in questi termini determinerebbe una grave contrazione della produttività degli uffici, con conseguente (ulteriore) rallentamento del servizio giustizia. La quasi totalità dei dirigenti degli uffici giudiziari auditi dal CSM condivisero tale analisi. I magistrati in servizio –aggiungiamo- verrebbero retribuiti meno di un percettore di reddito di cittadinanza e ciò produrrebbe un grave vulnus all’autonomia ed indipendenza del magistrato ed un conseguente gravissimo decadimento della qualità della giurisdizione. In buona sostanza l’entrata in vigore della riforma del 2017 creerebbe migliaia di esodati.

Cui Prodest “questo” magistrato ultra-precario? L’Italia ha, invece, la soluzione a portata di mano: i magistrati onorari sono pronti a fare la propria parte con il senso dello Stato e l’abnegazione, unanimemente riconosciuti. Ci impegniamo a mettere a disposizione del Paese la nostra professionalità ultraventennale e ad abbattere nell’arco di tre anni l’arretrato, anche, se del caso, partecipando a vere e proprie “task force” specificamente dedicate.  Si tratta di un’operazione win-win: la spesa sarebbe nel triennio di circa 300 milioni a fronte di un beneficio per il paese di oltre 40 miliardi di euro. E’ una proposta che va realizzata utilizzando i magistrati onorari attualmente in servizio. Il ricorso a nuovi precari, con un impegno di spesa notevolmente superiore, non sarebbe la soluzione e non porterebbe a risultati immediati. Vi è anche una questione morale: il paese ha un enorme debito di riconoscenza nei confronti di giudici di pace, giudici onorari di tribunale e vice procuratori, che hanno continuato ad assicurare il funzionamento della giustizia anche durante i mesi più duri della pandemia. Tali magistrati si sono ammalati e sono deceduti, ma nulla è stato riconosciuto loro ed alle loro famiglie, in quanto nel XXI secolo c’è ancora chi nel precariato presta un servizio essenziale, ma è privo di tutele previdenziali ed assistenziali, maternità, ferie, TFR. Per i magistrati onorari vale quanto detto nei giorni scorsi dal Procuratore Capo di Milano Greco con riferimento ai cd. “rider”. Il trattamento riservato dal nostro paese, specie nell’ultimo decennio, a tali suoi meritevoli servitori è stato assolutamente mortificante ed ingiustificatamente punitivo. Ricordiamo la tristissima vicenda dei cd. “parti in udienza” in cui le donne giudici onorari sono state costrette a tenere udienza fino a pochi giorni prima del parto, senza possibilità alcuna di assentarsi, pena la perdita del lavoro.

 I magistrati “onorari” vanno assolutamente sottratti allo stato di precariato e nel contempo danno piena disponibilità anche a far parte di sezioni stralcio, sul modello dei Giudici onorari aggregati (cd. GOA, istituiti con L. 276 del 1997). Chiediamo la fine del trattamento che poco ha a che fare con il senso di umanità che dovrebbe caratterizzare una democrazia liberale, attraverso la permanenza nelle funzioni ed il riconoscimento dei diritti costituzionali – in primis previdenziali ed assistenziali -, ancora oggi inopinatamente negati, mentre ad es. la predetta legge istitutiva dei GOA li disciplinava. Tale riforma risponde anche al principio costituzionale di buon andamento della pubblica amministrazione (art. 97 Cost.). Per i magistrati tributari –magistrati speciali ed onorari –  nel lontanissimo 2005 e per i magistrati onorari minorili nel 2010 nessuna voce si levò contro la stabilizzazione nelle funzioni. A nulla sono servite in passato le innumerevoli astensioni dal servizio, i flash mob ed altre proteste anche forti. Pertanto molti magistrati, soprattutto donne, sono stati costretti a porre a rischio la propria incolumità fisio-psichica con lo sciopero della fame. Il neopresidente della Corte costituzionale Giancarlo Coraggio –nomen omen- ha affermato testualmente: «fa veramente impressione vedere un magistrato fare lo sciopero della fame» aggiungendo «è venuto il momento che il Parlamento deve riflettere sul rapporto di impiego perché quando si giudica non esistono diritti di serie A e di serie B ma serve serenità, obiettività imparzialità ma soprattutto serenità». Parole chiare e definitive sul tema. La pretesa onorarietà è stata negli anni utilizzata per negare i più elementari diritti costituzionali. Il Comitato Europeo dei Diritti Sociali presso il Consiglio d’Europa nell’ormai lontano 2016 ha affermato che l’Italia ha violato un fondamentale trattato internazionale, la Carta Sociale Europea ed ha riconosciuto il diritto dei magistrati onorari alle tutele previdenziali ed assistenziali previste dalla nostra Carta costituzionale e dal predetto trattato. Recentemente il 16 luglio 2020 si è pronunciata anche la Corte di Giustizia Europea riconoscendoci lavoratori e non volontari. I Suoi primi interventi, Ministra, hanno ottenuto unanimi apprezzamenti per il metodo e per il merito, abbiamo l’occasione di non sprecare una crisi, come affermò il capo di Gabinetto del presidente Usa Obama, Rham Emanuel: rendiamo efficiente la giustizia, riconosciamo i diritti dei giudici onorari e insieme garantiremo diritti al popolo italiano, con la bilancia, più che con la spada, con un volto umano e con celerità.

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