Giuslavorista Quattromini:  “Confindustria non punta a immunizzare ma licenziare in massa trattando i lavoratori come gregge”

Allo stato i protocolli sicurezza anti-contagio sottoscritti tra le parti sociali contengano già tutto e non prevedono affatto un obbligo di somministrazione del vaccino;

Si discute in queste ore se ai lavoratori dipendenti che rifiutano di sottoporsi al trattamento vaccinale anti Covid possa o meno essere inflitta dal datore di lavoro una sanzione disciplinare o addirittura impedito l’accesso in azienda.

Partendo dal dato inconfutabile che attualmente non vi è nel nostro ordinamento alcun obbligo per i lavoratori di sottoporsi alla somministrazione del vaccino anti Covid, la recente uscita di Confindustria di proporre per i lavoratori non vaccinati il mutamento di mansioni, il trasferimento,  la sospensione dal rapporto e dalla retribuzione e, finanche il licenziamento, sembra del tutto fuori luogo.

Ovviamente i giuslavoristi datoriali, mai paghi delle soluzioni finali, hanno immediatamente preso al volo la proposta normativa e l’hanno fatta propria.  

Come giuslavorista dalla parte dei lavoratori  ritengo di dover esprimere il mio fermo dissenso per tale iniziativa.

 Noi riteniamo che allo stato i protocolli sicurezza anti-contagio sottoscritti tra le parti sociali contengano già tutto e non prevedono affatto un obbligo di somministrazione del vaccino; non possiamo peraltro sottacere che da oltre un anno i lavoratori  hanno prestato la loro attività persino durante la Cassa integrazione in deroga senza che le imprese si ponessero il minimo problema del contagio dei lavoratori  cassintegrati tra di loro. E fin qui perché gli andava bene!

Ma andiamo per ordine. Innanzi tutto la Confindustria dimentica che nella nostra Costituzione vi è una norma che all’art. 32 comma 2 sancisce il seguente principio: <<  Nessuno può essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge.>>

E tale disposizione ad oggi, è noto a tutti tranne che alla Confindustria ed ai suoi seguaci, per la vaccinazione anti Covid 19 non c’è.

Tuttavia,  alla ripresa autunnale, al lavoratore si potrebbe impedire l’accesso in azienda se privo del lasciapassare verde o green pass laddove dovesse trovare spazio la proposta della Confindustria che si spinge oltre arrivando ad affermare nel testo della sua missiva che “ l’esibizione di un certificato verde valido dovrebbe rientrare tra gli obblighi di diligenza, correttezza e buona fede su cui poggia il rapporto di lavoro. In diretta conseguenza di ciò, il datore, ove possibile, potrebbe attribuire al lavoratore mansioni diverse da quelle normalmente esercitate, erogando la relativa retribuzione; qualora ciò non fosse possibile, il datore dovrebbe poter non ammettere il soggetto al lavoro, con sospensione della retribuzione in caso di allontanamento dall’azienda”.

Confindustria scomoda – ma anche questo è  fuori luogo – i concetti di diligenza, correttezza e buona fede su cui  si fonda il rapporto di lavoro.

Ma noi vogliamo chiedere alla Confindustria – visto l’incremento esponenziale di morti sul lavoro – in che misura i datori di lavoro si sono preoccupati della salute e della sicurezza dei lavoratori?

E ancora: Conosce Confindustria la percentuale elevatissima dei lavoratori che ogni anno si ammalano “di lavoro” a causa di azioni mobbizzanti e vessatorie dei padroni?

Conosce Confindustria il numero di lavoratori a nero che ogni anno cadono dalle impalcature schiantandosi al suolo perché privi di mezzi di protezione?

Conosce Confindustria in che stato lavorano le addette alla catena di montaggio che per produrre sempre di più ed a prezzi più competitivi arrivano al punto di stritolarsi  mani e braccia negli ingranaggi  di macchine non a norma?

La verità è che Confindustria finge di ignorare che la preoccupazione dei paesi occidentali non è mai stata la salute ed il benessere fisico dei lavoratori; essa finge di preoccuparsi del rischio di contagio dei compagni di lavoro perché utilizza il virus come nuovo motivo di licenziamento in risposta allo sblocco selettivo dei licenziamenti di cui al decreto – legge  n. 99 del 30 giugno 2021.     

A questo punto tiriamo le somme di questa breve riflessione. Appare fin troppo chiaro il progetto della Confindustria: puntare più che ad una immunizzazione di massa ad un licenziamento di massa, dimenticando che molto spesso i lavoratori non sono gregge.

Giuliana Quattromini giuslavorista dei lavoratori

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