Le associazioni denunciano costi insostenibili e mancanza di trasparenza sui prezzi dei carburanti
Dal 20 al 25 aprile l’Italia dei tir si fermerà. Trasportounito ha proclamato il fermo nazionale dei camion, mentre Unatras organizza assemblee permanenti in 100 città. Motivo? Il gasolio costa oltre 2 euro al litro e il settore non ce la fa più a reggere i costi.
Perché i camionisti protestano
Il carburante è il cuore delle spese di un camion: fino al 40% dei costi totali. Con i contratti già fissati, ogni aumento diventa una perdita. “Così non possiamo continuare a lavorare”, dicono le associazioni di categoria. La protesta punta a ottenere interventi concreti dal governo, dai tagli alle accise ai crediti d’imposta.
La trasparenza che manca
Non solo caro carburante. I gestori denunciano che le compagnie energetiche non pubblicano i prezzi consigliati come richiesto dal decreto carburanti del 18 marzo. L’esposto a Mister Prezzi, il Garante del Ministero delle Imprese, punta il dito contro una possibile speculazione sui prezzi.
Cosa rischia il Paese
Quando si fermano i camion, non si ferma solo una categoria. Rallentamenti e blocchi possono colpire supermercati, industrie e distribuzione. E i consumatori potrebbero sentire subito l’impatto, con ritardi e aumenti dei prezzi.
Un segnale per tutti
La protesta dei camionisti non è solo una vertenza di settore. È il campanello d’allarme di un’economia fragile, dove il costo dell’energia condiziona tutta la filiera dei beni di consumo. Dal 20 aprile, le strade italiane parleranno chiaro: il trasporto non può più sostenere da solo questo peso.
Ciro Crescentini

