Nel mirino il racconto del degrado e l’attenzione all’immagine turistica della città: “Servono responsabilità pubbliche”.
Il servizio di Rai3 Campania dedicato alla presenza dei senzatetto nella Galleria Principe riapre una questione che, a Napoli, non può essere affrontata soltanto attraverso la lente del degrado urbano e del decoro. A intervenire sulla vicenda è Civico 7 Liberato, che contesta il modo in cui la presenza delle persone senza dimora viene raccontata e inserita nel dibattito sulla riqualificazione degli spazi urbani.
Secondo il collettivo, il servizio sarebbe infatti «un concentrato di ipocrisia, paternalismo e compassione caritatevole: qualche lacrima sui “poveri”, molta indignazione per il degrado e soprattutto la preoccupazione per il turismo e per l’immagine della città».
Il punto, sostengono da 7 Liberato, è che il problema non sarebbe semplicemente la presenza della povertà, ma il fatto che essa diventi visibile proprio negli spazi destinati al consumo e alla valorizzazione economica della città. «Il problema evidentemente non è che la povertà esista. È che la povertà così esibita diventi un ostacolo al consumo e al profitto, quando si rende visibile nei luoghi che l’idea padronale di metropoli imperialistica pretende di riqualificare», si legge nel comunicato.
Civico 7 Liberato ricorda inoltre di aver sollevato più volte la questione, chiedendo all’amministrazione comunale interventi pubblici capaci di affrontare concretamente le condizioni di chi vive nella Galleria. «Abbiamo chiesto più volte al Comune interventi pubblici capaci di garantire dignità alle persone, assistenza sociale e condizioni igienico-sanitarie dignitose», afferma il collettivo.
Nel mirino c’è anche il ruolo dell’amministrazione comunale e il ricorso al volontariato e all’associazionismo per fronteggiare situazioni di marginalità estrema. «Invece l’amministrazione continua a delegare tutto alla Caritas e all’associazionismo cattolico, lavandosi le mani delle proprie responsabilità», sostiene Civico 7 Liberato.
Il tema del decoro, tuttavia, non viene completamente escluso. «Una Galleria più presentabile per i turisti è senz’altro un fattore da prendere in considerazione», riconosce il collettivo. Ma la questione, aggiunge, non può essere ridotta all’immagine della città o alla sua attrattività turistica.
«A noi interessa principalmente una città in cui nessuno venga trattato come un ingombro da rimuovere o come uno sfregio alla bellezza da immagine patinata», sottolinea Civico 7 Liberato.
È questa, per il collettivo, la distinzione fondamentale: da una parte il decoro inteso come ordine, pulizia e presentabilità degli spazi urbani; dall’altra un’idea di città nella quale la dignità delle persone costituisca la priorità delle politiche pubbliche.
La Galleria Principe diventa così il simbolo di una contraddizione più generale: una città che punta sempre più sul turismo e sulla valorizzazione dei propri spazi deve anche decidere come affrontare la povertà e la marginalità senza trasformare chi le vive in un problema di immagine.
La conclusione di Civico 7 Liberato è netta: «Il decoro che ci interessa è quello della dignità umana. Il resto è lustro per il capitale».
Ciro Crescentini

