Dalla conferenza stampa la risposta netta ai partiti e alla stampa: “Tentano di criminalizzare un percorso trasparente di lotta e formazione”.
“Un’altra città è possibile solo se si parte da chi non ha nulla, dai bisogni reali dei territori, e non dalle passerelle elettorali o dai palazzi del potere” A rimarcarlo con forza, ripercorrendo oltre dieci anni di lotte, è Eduardo Sorge, portavoce del Movimento Disoccupati 7 Novembre e del Cantiere 167 Scampia, durante una conferenza stampa promossa nella storica cornice di Santa Maria la Nova. Davanti a una platea di lavoratrici, lavoratori e compagni, Sorge ha tracciato il bilancio di una vertenza complessa che coinvolge 1.200 persone, denunciando le ipocrisie della politica e rivendicando con orgoglio un percorso di trasparenza, dignità e autorganizzazione.
Oltre dieci anni di battaglie e promesse mancate
La storia di questa vertenza affonda le radici nel 2014, passando attraverso giunte regionali, amministrazioni comunali, cambi di colore politico e governi nazionali di ogni orientamento. Sorge ricorda come, sin dall’epoca, tutte le forze politiche — dal centrosinistra al centrodestra, passando per il Movimento 5 Stelle e le varie anime civiche — abbiano firmato verbali, ordini del giorno e appelli pubblici che riconoscevano la giustezza della vertenza. “Dal 2014 fino a questi giorni che vi sto raccontando, dalla Regione al Comune, all’unanimità tutte le forze politiche riconoscevano questo percorso che oggi qualcuno prova ancora a criminalizzare”, sottolinea Sorge.
Nonostante le centinaia di ore di formazione teorica e pratica, i tirocini nelle aziende partecipate e le competenze certificate dalla Regione Campania, i disoccupati si sono scontrati ciclicamente con rinvii, ostruzionismi e blocchi amministrativi. Una situazione che ha visto alternarsi prefetti, ministri e governatori, senza che mai venisse data una risposta definitiva e strutturale al problema della disoccupazione di massa a Napoli.
La dignità della formazione contro l’opacità dei palazzi
Il cuore della conferenza si concentra sui mesi recenti e sul protocollo d’intesa firmato nel maggio del 2024 in prefettura, che prevedeva l’inserimento lavorativo della platea formata tramite i fondi del piano GOA e Garanzia Giovani. Un percorso che ha visto i lavoratori impegnati in attività di pubblica utilità — dalla manutenzione del verde alla cura dei parchi, fino alla raccolta differenziata svolta gratuitamente sulle spiagge durante le estati del 2021 e 2022.
Eppure, proprio quando le procedure sembravano giunte a compimento, con la verifica dei requisiti e la firma dei contratti per oltre 1200 persone, non sono mancate le polemiche strumentali, le ombre e le sospensioni immotivate. “Gli illegali e chi ha fatto i reati non stanno tra le nostre fila, forse stanno in qualche palazzo e dietro qualche scrivania”, accusa senza peli sulla lingua il portavoce, ricordando come le verifiche sui requisiti siano state condotte direttamente dal Ministero, da Sviluppo Lavoro Italia e dagli enti preposti, e non certo dai disoccupati.
La denuncia contro la speculazione politica e la militarizzazione dei quartieri
Nel mirino del Movimento finiscono quei rappresentanti istituzionali e partiti che, dopo essere rimasti in silenzio per anni o essersi accodati all’ultimo minuto, oggi provano a speculare sulla pelle dei lavoratori, sollevando polveroni mediatici e parlando di presunte irregolarità inesistenti. “Ci saremmo aspettati che in questi mesi qualcuno iniziasse a dire ‘non blocchiamo il progetto dei disoccupati’, e invece ci troviamo ancora una volta partiti e partitini a speculare sulla nostra pelle”, denuncia Sorge.
Il portavoce punta il dito anche contro le priorità economiche del Paese: da un lato si spendono miliardi di euro per la spesa militare, le armi e i grandi eventi turistici milionari — come la America’s Cup o le kermesse per le grandi compagnie di navigazione —, mentre dall’altro si lasciano le famiglie operaie e disoccupate nell’impossibilità di arrivare a fine mese, pagare gli affitti o fare la spesa di fronte al carovita.
Verso un lavoro stabile e sicuro
La conferenza si chiude con un appello chiaro e diretto alla platea dei 1.200 tirocinanti, ora che il progetto è finalmente ripartito dopo lo sblocco dei fondi regionali e le ultime interlocuzioni istituzionali. Non serve chiedere favori o elemosina ai politici di turno, quanto piuttosto mantenere alta la guardia e difendere l’autonomia di un movimento che ha dimostrato come si possa lottare senza padroni. “Noi abbiamo tutto il diritto di iniziare questo percorso lavorativo e di dimostrare alla città che vogliamo dare la nostra forza di lavoro per un lavoro socialmente necessario, stabile e sicuro”, conclude Sorge.
Una battaglia che non vuole essere un privilegio per pochi, ma il modello e l’apripista per restituire dignità, futuro e riscatto a tutti i senza lavoro e alle periferie di Napoli, da Scampia a Bagnoli, dalla Sanità al Rione Traiano.
Ciro Crescentini
